Vialli e il cancro: Luca, la tua battaglia è anche nostra

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Uno dei centravanti italiani più forti del nostro calcio, l’uomo delle rovesciate, il gemello di Roberto Mancini che ha incantato Genova a suon di gol. Eccolo Gianluca Vialli. Schietto, sincero, mai banale. Tifoso della Cremonese, ha sempre lasciato traccia nel cuore dei tifosi delle maglie che ha indossato. Da oggi anche nel nostro: Luca sta combattendo una battaglia contro il cancro. Ha parlato delle difficoltà nell’accettare la malattia e del volerlo nascondere con una maglia sotto la camicia, del confidarlo alla famiglia, del coraggio necessario per vincere la partita più difficile.

Mostra i muscoli Luca. Lo fa con ironia, cercando di esorcizzare il male. Dice di aver ritrovato il suo “fisico pazzesco” dopo mesi di chemio e radio ma ammette che non sa come finirà. E tutti, ovviamente, speriamo nel lieto fine: un’esultanza delle sue, un urlo liberatorio, l’abbraccio con una curva idealmente assiepata di gente che gli vuole bene.

Ci colpiscono queste storie legate ai personaggi pubblici. È come se non riuscissimo ad immaginare un lato umano che è lì, esiste, ma è solo ricoperto dal velo della notorietà che spesso ci offusca. Eccolo Vialli, amato anche a Londra. Oltremanica, il Chelsea gli ha dedicato un tweet di sostegno e vicinanza. La battaglia di Luca è purtroppo quella di tante, troppe persone che si ritrovano a combatterla. È di tutti noi, che direttamente o meno ne siamo coinvolti per il legame con persone vicine che si sono ritrovate a scendere in campo per provare a vincere. È anche una importante battaglia di sentimenti: l’ansia, i dubbi, la forza d’animo, il coraggio, la determinazione, lo sconforto e la speranza, la voglia di rialzarsi presto e tornare a sorridere.

Luca è lì, insieme a tanti uomini e donne che ogni giorno sono costretti a combattere. Tutti, compresi gli affetti più cari, sono accomunati da un unico desiderio: ritrovare il sorriso riassaporando la bellezza della normalità. Di cui spesso, purtroppo, dimentichiamo il valore. E ci tocca ristabilire le vere gerarchie sul senso della vita e su ciò che davvero conta.