Ventura, la grande scelta azzurra

Esperienza, innovazione, competenza. L'Italia nelle mani di un ottimo tecnico

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Sembra tendenzialmente unire, anche se qualcuno mugugna ma quello è normale. Giampiero Ventura è il nuovo allenatore della Nazionale e si insedierà subito dopo gli Europei.  E’ un magic moment per l’ormai ex tecnico granata: dopo il matrimonio, la panchina della Nazionale, il giusto traguardo in una carriera di tutto rispetto. Ufficialmente il suo cammino inizierà il 18 luglio, quando verrà presentato alla stampa in concomitanza con una seduta del Consiglio Federale. Il verdetto è presto fatto: in questo momento storico per il calcio italiano, contraddistinto dalla carenza di giocatori di grande spessore e in grado di fare davvero la differenza, è la scelta migliore. Anche perché la Nazionale è da considerarsi un cantiere. Un gruppo molto giovane che è il risultato di un campionato in cui di campioni non se ne vedono come ai bei tempi e con lo spazio che, per i calciatori italiani, va riducendosi sempre più.

LA CARRIERA – Ventura non vanta certamente un pedigree internazionale. Nella mente dei tifosi del Torino e degli sportivi italiani, resta la recente impresa di Bilbao. Una notte eroica, una pagina straordinaria della storia granata. Per Ventura tanta gavetta: dall’Interregionale alla vecchia Serie C, la prima esperienza in B conclusasi con un esonero dopo nove giornate. Il primo acuto da tecnico arriva nel 1997 quando ottiene la promozione in Serie B sulla panchina del Lecce. Diventa una specialità. Nella stagione successiva infatti, tira fuori il Cagliari dalla cadetterìa portandolo nella massima serie. Poi Sampdoria, Udinese, Napoli, Verona, Messina fino all’esperienza in chiaroscuro a Pisa, dove però lancia un certo Alessio Cerci. Ma è a Bari che Ventura diventa Re: sostituisce Conte e diventa ufficialmente “Mister Libidine” per la sua famosa battuta sul perché del suo lavoro. Fa il record di punti, impone un grande gioco lanciando Bonucci e Ranocchia, con il primo che ritroverà in Nazionale a breve. L’anno dopo è quello della retrocessione del Bari e delle dimissioni dello Stesso Ventura. Di lì al Torino è un attimo ed è anche storia molto recente.

GIOVANI OPERAI – Ventura avrà il compito di costruire una Nazionale operaia. E’ una fase di transizione quella azzurra: il trionfo del 2006 e i successivi fallimenti ai Mondiali del 2010 e 2014 hanno messo provocato scossoni forti. C’è stato un naturale avvicendamento. Non ci sono più i Pirlo, i Gattuso, i Cannavaro. Oggi la realtà ci consegna una Nazionale giovane, con poca esperienza internazionale e anche poca qualità. Ecco che Ventura è l’uomo giusto. Anche perché, a differenza di Conte, a 68 anni riuscirà a gestire bene il richiamo quotidiano del campo. Nella sua carriera ha dimostrato ampiamente di saperci fare con i giovani, di avere ottime idee di calcio e soprattutto di sapersi innovare. Ha riportato il Torino a livelli certamente più consoni alla propria storia, a Bari ha fatto grandi cose, ha valorizzato Bonucci, Cerci, Immobile. Ha saputo divertire con le sue squadre e ottenere risultati importanti. Un maestro della costruzione, abile e preciso nella gestione di un progetto tecnico. Ed è proprio quello di cui la Nazionale ha bisogno: di lavorare sodo, maturare, per avviare nuovi cicli. Non è Marcello Lippi e forse è meglio così. Si perché in questo momento, per questa nazionale, non esiste un nome migliore di quello di Giampiero Ventura.