Calcio e discriminazioni, quando a vincere è l’ipocrisia (e i soldi)

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Il prossimo 16 gennaio a Gedda, in Arabia Saudita, Milan e Juventus scenderanno in campo per la finale di Supercoppa Italiana. L’attesa si sta consumando sotto i colpi di un dibattito privo di contenuti meramente tecnici perché a tenere banco è il tema delle donne, a cui è stato limitato l’accesso allo stadio ad un settore dedicato. Giù le polemiche. Sul pulpito si sono alternati praticamente tutti, da destra a sinistra. Chi a ragion veduta e chi – sforando abbondantemente la teoria dei 15 minuti di notorietà avanzata da Warhol  – per accaparrare consensi.

L’ABBAGLIO – C’è stato poi chi, come il Presidente della Lega Gaetano  Miccichè ha quasi osannato la scelta di Gedda dichiarando che “La nostra Supercoppa sarà la prima competizione internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo”, e precisando che “le donne potranno entrare da sole senza nessun accompagnatore uomo, come scritto erroneamente da chi vuole strumentalizzare il tema”. Peccato che abbia dimenticato che verranno relegate in un settore a parte, da sole e lontano dal campo.Insomma, una grande conquista, un vero e proprio spot per i diritti civili.

Foto Repubblica.it

IL CAPOLAVORO – Ma c’è chi è riuscito a fare meglio, a spingersi oltre. Come il Presidente del Coni Giovanni Malagò, che ha definito le polemiche “un capolavoro d’ipocrisia”. E allora, visto che l’articolo 21 della nostra Costituzione autorizza a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, il Presidente capirà che su questo spazio si vuole celebrare la sua d’ipocrisia. E ovviamente quella di chi ha assecondato che un evento tanto importante si giocasse in un Paese che non rispetta i diritti civili e dove molte libertà fondamentali, che fanno parte della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non esistono. Tutto questo, a meno di un mese dai gravi fatti di San Siro, quando Koulibaly è stato continuamente vessato per il colore della sua pelle. E nei giorni a seguire, giù con la solita e imbarazzante ondata d’ipocrisia: chiudiamo gli stadi, basta razzismo, magliette e slogan inutili negli eventi sportivi. Peccato che non esista la discriminazione di Serie A e Serie B. Le forme di discriminazione, siano esse di genere, razza o territoriali, sono da censurare. Tutte. Indistintamente.

VINCE IL DENARO – Vede Presidente, a parte la discutibile (eufemismo) scelta di mettere a bando la disputa di una gara così importante in nome del Dio Denaro (22 milioni di euro) e privando i tifosi (solita parte lesa) di assistervi, l’unico capolavoro l’avete fatto voi.  L’ipocrisia è sua, è vostra. Siete complici di un paese che discrimina, dove esistono ingressi separati per uomini e donne nei luoghi pubblici, dove le donne devono nascondere la loro bellezza, dove gli uomini scandiscono il tempo delle donne stabilendo quando possono studiare, quando uscire, quando viaggiare. Presidente, voi siete anche educatori di un sistema. Siete quelli che dovrebbero trasmettere i valori di uno sport che in Italia viviamo in maniera viscerale. Cambiare sede a costo di pagare una penale e con buona pace delle ambasciate, sarebbe stata una scelta che vi avrebbe reso onore.  Sarebbe stato un bel segnale agli stessi tifosi (?) che cercate di educare qui da noi. Diciamocela tutta, ha vinto ancora una volta il denaro. Si gioca a Gedda e voi siete i padri di famiglia. È come se un padre si mettesse lì a condannare gli errori di un figlio salvo poi commetterli tutti, uno per uno. Predicare bene e razzolare male. Sbaglierebbe. O più semplicemente non sarebbe un buon padre.