Sud, giovani, lavoro: e se fosse una “Splendida Questione Meridionale”?

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«Che esista una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più mette in dubbio. C’è fra il nord e il sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi, per gl’intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale». Giustino Fortunato, politico e storico lucano di Rionero in Vulture, sintetizzava così il trasversale divario tra il nord e il sud Italia. Un gap che è prima di tutto di natura economica ma che porta con sé altre differenze di altro genere.

È trascorso poco meno di un secolo da quest’affermazione. E allora catapultiamoci nella realtà: siamo all’aeroporto di Napoli, al gate A9. Un volo per Milano Bergamo è pronto a partire. Nell’attesa, si conoscono una ragazza di Salerno e una coppia di Bergamo, di ritorno da un week end trascorso tra le meraviglie della città partenopea. La giovane racconta: “faccio scalo a Bergamo ma riparto per Amburgo, vivo lì da 5 anni. Ho provato in tutti i modi a rimanere al Sud prima e in Italia poi ma mi sono dovuta rassegnare. Non ho trovato nulla, o quantomeno nulla di dignitoso”. Le parole fanno un pò eco con quelle di Giustino Fortunato. Nulla di nuovo, per carità: quella ragazza fa “semplicemente” parte di un esercito di migliaia di giovani costretti a cercare fortuna in altri lidi, lontani da famiglia e luoghi d’origine. Perché quando la scelta è voluta è un conto, quando invece si è costretti a farlo, è chiaro che rabbia e delusione prendono il sopravvento.

Quello che fa specie nel mettere a confronto le parole di Fortunato e della giovane, è l’arco temporale trascorso. Quasi un secolo e la situazione non è cambiata. Anzi, è addirittura peggiorata perché il Nord continua a far da traino per il paese mentre il Sud è logorato dall’impoverimento. Il dramma vero però, è che non si tratta di un mero impoverimento economico. Il Meridione continua a svuotarsi nei numeri, nel capitale umano, nella freschezza delle idee. Diventa sempre meno competitivo e riduce sempre più le speranze di rinascita. Probabilmente siamo talmente abituati da non farci più caso ed essere spettatori dell’inesorabile scorrere del tempo.

Insieme alla rassegnazione monta spesso il vittimismo. Sia chiaro: è vero che il Nord ha un vantaggio infrastrutturale ed economico e che sia un esempio di produttività ma è altrettanto vero che nel Settentrione non si perde tempo. Quando c’è da fare una cosa la si fa, le risorse vengono gestite al meglio, le idee diventano concrete in breve tempo. Insomma, la forza di volontà è una caratteristica preziosa di chi si tuffa nel modo dell’impresa, delle startup, degli incubatori. Banale e forse anche populista ridursi ad incolpare la politica, seppur sia vero che nessuno e sotto nessuna bandiera abbia mai lavorato seriamente per far risorgere questo straordinario pezzo di Paese. C’è un colpevole, è vero. Ma stare a guardare vuol dire essere complici di questo sistema. Ideare, sognare, progettare, agire: sono le migliori risposte che si possano dare per rivitalizzare i territori del Sud. Ci sono esempi di ragazzi giovani, competenti, formati che hanno studiato e vissuto al nord piuttosto che all’estero e che hanno deciso di tornare per restituire qualcosa al proprio territorio. E basta fare una breve ricerca in rete per capire che c’è un piccolo esercito che ci crede, che ha voglia, che produce, che ha una dignità più grande e più forte del menefreghismo di chi ha governato il Mezzogiorno negli anni. Da qui si può ripartire: dall’amore per i propri territori e dalla consapevolezza delle virtù che essi racchiudono. Con forza, determinazione, idee, intraprendenza, spirito costruttivo. Il modo migliore per stravolgere la definizione di Giustino Fortunato e poter parlare di “Splendida Questione Meridionale”.