Sonia Pignataro (Psicologa): “È la Basilicata che ha scelto me, qui sono felice. Usate i social con consapevolezza”

"Spesso si arriva da noi come ultima spiaggia, dopo aver tentato qualsiasi strada senza essere riusciti da soli. Occhio ai social: ci vuole consapevolezza".

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E’ più coraggioso chi parte o chi resta? E’ l’eterna domanda che affligge un po’ tutti, da chi la propria terra l’ha lasciata a chi invece è rimasto con la speranza di potersi realizzare. In questo limbo c’è Sonia Pignataro, 32 anni, psicologa che vive a Bella, attentissima alla formazione e attualmente impegnata nell’assistenza domiciliare ai minori con disturbi di apprendimento. Oggi si sta realizzando in Basilicata, tra la sua Bella e Muro Lucano, nel potentino. Una storia bella e appassionante, un’eccezione straordinaria al cospetto del flusso migratorio che affligge la regione. Eccola Sonia, un concentrato di energia: ama conversare, scoprire mondi nuovi, assorbita totalmente da un lavoro che adora. Il percorso che l’ha portata a raggiungere il suo equilibrio non è stato facile: l’Università a Chieti con triennale in psicologia sociale, una specialistica in psicologia clinica e una tesi in psicologia evolutiva. Esperienze trasversali che la rendono oggi una professionista a tuttotondo, oltre che molto apprezzata per l’approccio moderno alla professione. Ha iniziato a “sporcarsi le mani” con un tirocinio a Pescara in una struttura per ragazzi down. Ma come ogni percorso, le difficoltà sono quasi fisiologiche. Si è presa un anno sabbatico, aveva perso un po’ la speranza riguardo la possibilità di affermarsi in un settore visto da molti come uno spettro. Un settore che la stessa Sonia definisce “un viaggio verso la riscoperta di sè”.

Sonia, cosa è successo dopo l’anno sabbatico?

Sono tornata a Bella e ho iniziato un Master in Psicologia del lavoro. In quell’occasione ho conosciuto un docente che ha apprezzato il mio modo di lavorare e mi ha consigliato una scuola in cui poter fare un secondo master, questa volta in Counseling Psicological a Roma. Improvvisamente ho ritrovato gli stimoli e la voglia di realizzarmi.

Dalla teoria alla pratica: il “Progetto AvvitaMenti”…

Grazie all’impegno con delle cooperative sociali, abbiamo dato vita a interventi di animazione nelle scuole orientati ai corretti stili di vita. Eravamo presenti anche nei locali dove attraverso il gioco invitavamo a divertirsi in maniera intelligente, senza deviazioni o creando pericoli per gli altri. Il nostro slogan era “fai festa con la testa”. E’ durato un anno e mezzo.

Come definiresti il tuo lavoro?

Oggi, con la Cooperativa “Nasce un sorriso”, lavoro soprattutto con minori che hanno disturbi di apprendimento oltre che in proprio. Il mio lavoro è molto dinamico, creativo, stimolante. Lavorare con i bambini mi regala tanto, è dall’interazione con loro che spesso nascono le mie idee migliori. È una scoperta continua, mi piace aggiornarmi, confrontarmi e soprattutto gioire insieme ai miei piccoli utenti per i traguardi raggiunti. Quella è la parte migliore del lavoro: la celebrazione!

Cosa ti hanno lasciato tutte queste esperienze?

Tantissimo, sia dal punto di vista delle relazioni sociali che sotto l’aspetto professionale. Il Master a Roma mi ha fatto conoscere persone stupende e ne è nato un portale, www.psicologheinrete.it, uno spazio virtuale creato con quattro colleghe in cui la rete è insieme web e territorio. Vogliamo che la psicologia sia alla portata di tutti.

Web, social e nuove generazioni: opportunità o minaccia?

Parliamo certamente di opportunità. E’ chiaro però che il ruolo dei genitori è fondamentale. E’ necessario riconoscere il vero valore insito nella tecnologia. La differenza è la consapevolezza, quella con cui ci approcciamo ai rischi e alle opportunità che la rete può offrire. Non bisogna vietare ai più piccoli l’accesso alla tecnologia ma dosarlo si. Ci vogliono regole su tempi e spazi di utilizzo dando per primi l’esempio. I bambini apprendono da ciò che facciamo prima ancora che da quello che gli diciamo di fare. Ai genitori dico di impiegare il tempo libero con i propri figli giocando, disegnando e sporcandosi, come si faceva una volta.

Il ruolo degli psicologi: molti li vedono come uno spettro. Cosa rispondi?

Spesso si arriva da noi come ultima spiaggia, dopo aver tentato qualsiasi strada senza essere riusciti da soli. Lo psicologo, in questi casi, è visto come un mago. Uno degli obiettivi del nostro sito è sfatare questo tabù e spiegare la pratica come allenamento al benessere piuttosto che cura al malessere. Sulla nostra professione aleggiano moltissimi stereotipi, da Freud con il suo lettino al “dottore dei pazzi”, tutte concezioni obsolete. La psicologia è molto altro.

In molti lasciano la Basilicata. Tu perché hai scelto di rimanere?

E’ stata la Basilicata che ha scelto me, mi sento un’eletta. Mi ha dato quello che altri luoghi non mi hanno dato. Davvero una bella sorpresa per me. Mi manca un po’ l’opportunità del confronto ma qui sono felice.

Cosa vedi nel tuo futuro?

Ho i miei valori e vorrei una famiglia un giorno. Il mio futuro lo vedo qui con la speranza di mantenere l’energia che ho oggi e di crescere professionalmente.