Roma 2024, questione di maturità. O di immaturità?

0
749

E’ un dibattito aspro quello che riguarda la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Un no annunciato che, visti i modi, si è materializzato nel modo peggiore. Un teatrino al quale avremmo volentieri fatto a meno viste le reciproche accuse, i forfait agli appuntamenti, le quasi simultanee conferenze stampa delle due parti in causa: da un lato il Comune di Roma e Virginia Raggi, dall’altro il Coni e Giovanni Malagò. Una vera caduta di stile per noi, non certo la prima. L’Italia è da sempre un paese a fortissima vocazione sportiva. Culturalmente siamo tra i popoli che probabilmente meglio incarnano questa passione. Ma siamo anche, purtroppo, il paese noto al mondo – tra le varie cose – per gli scandali e una particolare devozione verso la corruzione. Aspetto, quest’ultimo, che insieme agli atavici problemi di Roma hanno portato ad un secco no alla candidatura della Capitale per l’organizzazione delle Olimpiadi del 2024.

Le cifre sono note, le accuse continuano, e probabilmente quella di Roma 2024 è una querelle destinata a durare ancora tra botta e risposta, richieste di risarcimento, accertamenti di spesa. Un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore nel febbraio 2012, a firma di Vittorio Da Rold, a mio modo di vedere dà la dimensione degli sprechi che talvolta si consumano dietro l’organizzazione di un evento di simile portata. Il caso preso in questione dal giornale di Confindustria, riguarda le cattedrali nel deserto che la Grecia porta in sé dopo le Olimpiadi del 2004: il villaggio olimpico (240 milioni spesi) ad esempio, abbandonato e chiuso con catene ormai arrugginite.

Il bacia mano di Malagò e Virginia Raggi.
Il bacia mano di Malagò e Virginia Raggi.

C’è chi dice no. E’ il caso di Boston lo scorso anno, con il Sindaco Walsh che subito dopo il diniego, dichiarò: “Non firmerò un accordo per ospitare i Giochi se non avrò garanzie che i miei cittadini non dovranno firmare il conto finale, mi rifiuto di ipotecare il futuro della città”. Oggi il no arriva da Roma, ed è un rifiuto che fa molto rumore. La Capitale d’Italia ha problemi molto gravi e ben noti all’opinione pubblica: servizi, trasporti, strade e, soprattutto, un bilancio al collasso. Il no alle Olimpiadi è, a mio avviso, un gesto di grande responsabilità. Non ne faccio una questione politica, vedo semplicemente del buon senso in questa scelta. E, pur ritenendomi uomo di sport, credo che sia giusto rimandare questo appuntamento e dedicarsi ad altre priorità. Mi viene in mente il buon padre di famiglia che dà al figlio quello che può, prestando attenzione al bilancio familiare.

Tutta questa vicenda diventa una questione di maturità: quella dei protagonisti chiamati a decidere che forse ne hanno mostrata poca in alcune occasioni, quella di una città che oggi matura non lo è perché, va detto, non è purtroppo in grado di reggere il passo con altre capitali europee. Perlomeno in termini di servizi, strade, strutture. Quindi, la base per potersi aprire al mondo attraverso una simile manifestazione. E, Rio De Janeiro, non deve essere preso ad esempio perché i problemi sono stati grossi fino agli ultimi momenti e perché nel medio-lungo periodo potrebbero vedersi le stesse ripercussioni di Atene. Dicevamo, la maturità. La maturità, che tarda ad arrivare, di chi dovrebbe smetterla di pensare ad arricchirsi così da poter finalmente cogliere simili opportunità, senza dibattere troppo su eventuali rischi. Il no alla candidatura per queste Olimpiadi, non è una dichiarazione di resa come molti pensano. E’ una questione di maturità. O di immaturità?