Referendum: Italia, armiamoci e partite. Basilicata, hai vinto!

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E’ una magra consolazione per il fronte del “SI” made in Lucania. Il verdetto del Referendum contro le trivellazioni in mare è amaro: niente Quorum, Renzi e Carbone che fanno dell’ironìa inutile tra un’intervista e un tweet, affluenza al voto che dimostra ancora una volta come l’Italia sia il paese dell’ “Armiamoci e partite”. Che la politica abbia influenzato l’andamento della consultazione referendaria è cosa nota ma il senso civico degli italiani dov’è? Il tema era delicato: la difesa dei mari, dei territori, della salute. Il 32% dei votanti è un risultato troppo lontano dalle aspettative e dal desiderio di sfondare il muro del 50. Ma c’è una regione che ha dato l’esempio all’Italia: è la Basilicata, unica a raggiungere il Quorum.

BASILICATA, HAI VINTO – Affluenza più alta con il 50,5% con Matera che è stata l’unica provincia italiana a superare il 50% mentre Potenza si è fermata al 49%. I SI sono stati 224.228 (96,4%) mentre i NO 8.373 (3,6%). Per la Basilicata è una vittoria in una giornata deludente. Una regione che ha dimostrato grande senso di responsabilità a dispetto di chi, nei salotti televisivi, aveva provato a ironizzare su quelle che in realtà, per la Basilicata, sono virtù. Una forte vocazione agricola sui cui il Signor Sorgi ha provato a fare il brillante in prima serata. La verità è che quei tratti distintivi della regione fanno il paio con la dignità dei lucani che sono andati alle urne dimostrando, tra le altre cose, grande attaccamento al territorio.

IL RUOLO DEI MEDIA – Incredibile la disinformazione sul tema del Referendum. Ad “Agorà” per esempio, sono state dette cose inesatte sulle modalità di voto, con Michele Emiliano che ha risposto meravigliosamente, rivendicando la straordinarietà di un territorio come la Puglia. Scivoloni televisivi che ha fatto notare Maurizio Crozza in “Crozza nel paese delle meraviglie”.

OSTACOLI ALLE URNE – Tanti italiani sono rimasti a casa. Molti per disinteresse, altri perché impossibilitati a votare. E’ il caso, ad esempio, dei fuori sede. Nel 2016 siamo ancora agli sconti per i treni e a tutto quello che ruota intorno alla necessità di intraprendere un lungo viaggio tra traversate impossibili e poco tempo a disposizione. Non dare il diritto, nell’era digital, di esprimere un voto, è davvero un paradosso. Poi c’è stata la volontà di far fallire il referendum, e questo si sa. Poteva esserci un election day in occasione delle amministrative, anche per razionalizzare le risorse. Ad esempio, quei trecento milioni su cui Renzi ha ironizzato parlando della possibilità che venissero investiti “nei trasporti al Sud”. E adesso torniamo a lamentarci della politica, dei poteri forti e dell’assenza di democrazia. Il cambiamento, non ci appartiene.