La Psicologa Paola Borrelli: “Vi racconto gli effetti della quarantena”

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La quarantena imposta dalla pandemia da Coronavirus ha completamente stravolto le nostre abitudini. Da animali sociali siamo diventati “animali domestici” e se prima la società di massa conduceva una doppia vita (quella reale e quella virtuale che corre sui social network) oggi non è più così. Nel senso che la piazza virtuale è diventata un terreno ancor più solido in cui coltivare passioni e hobby, esternare emozioni, condividere attività e pratiche dettate da questo nuovo stile di vita. Tra esperimenti in cucina, flahmob e contest cerchiamo di ravvivare un tessuto sociale picchettato continuamente dall’isolamento e dal cosiddetto “distanziamento sociale”. Ma quali sono gli effetti e le controindicazioni della quarantena sugli individui? Proviamo a dare delle risposta con la Dottoressa Paola Borrelli, Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e poi specializzata in Psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale presso la SPC “Scuola di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale” di Roma. Poco prima dello scoppio della pandemia, ha pubblicato un libro intitolato “Se fossi libera”. Un titolo che sembra quasi uno scherzo del destino ma non poteva certo immaginare cosa ci aspettasse. L’occasione è stata un’indagine della Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) utile a studiare i nostri comportamenti in quarantena e il nostro grado di preoccupazione su questo delicato momento storico in cui guardiamo a medici e infermieri come angeli che si prendono cura di noi. Ma quando tutto finirà, saranno loro ad aver bisogno di noi a causa di un’esperienza che li segnerà. Non solo professionalmente.

Com’è nata l’idea di studiare la reazione all’#iorestoacasa? Qual è l’obiettivo dello studio che è stato condotto?

L’indagine è stata ideata dal gruppo di ricerca della Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) diretta dal Prof. Francesco Mancini. L’idea è nata dalla necessità di capire le opinioni e gli atteggiamenti delle persone in merito al provvedimento #iorestoacasa. È stato predisposto un breve sondaggio della durata complessiva di circa 3 minuti, da compilare in forma totalmente anonima. Fin dai primi giorni si sono colti segnali di un’adesione non ottimale, con conseguente rischio di rendere meno efficaci le misure restrittive adottate, con ricadute negative sulla collettività.

Con quale obiettivo è nata questa iniziativa?

Comprendere gli atteggiamenti e le opinioni delle persone che aderiscono al provvedimento e le motivazioni che, al contrario, riducono l’adesione, con il conseguente rischio di rendere meno efficaci le misure restrittive adottate. Il campione è stato reclutato grazie al “passaparola” sui social, la partecipazione è stata volontaria e gratuita. Il sondaggio è stato condiviso da oltre 450 persone e, considerando i dati raccolti dal 16 al 21 Marzo, hanno partecipato 6000 persone. La distribuzione geografica copre tutto il territorio nazionale.

Cosa è emerso dall’indagine?

Dal sondaggio risulta che la preoccupazione per sé stessi e per la propria salute induce a uscire di meno, la preoccupazione per la comunità sembra ininfluente, mentre quella per i propri cari e i più deboli spinge a uscire di più. L’indicazione più interessante è che le motivazioni altruistiche rivolte alla famiglia e alla tutela delle persone più deboli conducono a una minore adesione al provvedimento. La pandemia da coronavirus, tuttavia, rende necessario un cambiamento radicale di prospettiva: dobbiamo evitare di prenderci cura dei nostri cari, perché la maggiore protezione che possiamo offrire agli altri passa proprio attraverso l’isolamento.

Stare a casa è ormai la regola più importante per fermare il contagio da Covid-19. Quali possono essere gli impatti negativi?

L’isolamento in questo momento è necessario per evitare il contagio e il diffondersi del virus, ma può avere effetti negativi sulla salute psicologica. Ci troviamo a fronteggiare una condizione del tutto anomala. La casa, da luogo accogliente in cui ci sentiamo liberi di entrare e uscire, diventa una specie di “prigione”. Rimanere rinchiusi in casa non è semplice, ma ognuno lo vive in modo diverso. Questa particolare condizione viene vissuta da alcuni come un’occasione per trascorrere più tempo con la famiglia e i propri figli, per dedicarsi ai propri hobbies e passioni. Il problema si pone, invece, per tutte quelle persone che non hanno un buon rapporto con il proprio coniuge o con i familiari, in questi casi la convivenza forzata può amplificare i conflitti già esistenti, creando ulteriori incomprensioni.

Ma quali sono le persone che possono soffrire di più le restrizioni dettate dai provvedimenti del Governo?

Stare a casa è soprattutto complicato per le persone che vivono da sole e sono costrette a trascorrere intere giornate nel silenzio, questo può generare molta ansia e aumentare il senso di solitudine. In questi casi, mantenere i contatti con parenti e amici per condividere le proprie paure e preoccupazioni, partecipare alle tante iniziative di intrattenimento sui social, può aiutare a distrarsi e a trascorrere le giornate in compagnia. Gli anziani che vivono da soli rappresentano senza dubbio la categoria più a rischio. A causa dell’isolamento imposto in questo momento possono sentirsi dimenticati e abbandonati dalle persone care. Possiamo aiutarli con un gesto concreto, a volte basta una semplice telefonata per farli sentire meno soli.

Gli italiani sono incollati alla tv in questo periodo. È bene moderarne la fruizione vista la negatività del momento?

Quotidianamente siamo bombardati di informazioni, alcune affidabili, altre meno. Non facciamoci sommergere dalle fake-news e dalle notizie contraddittorie che, purtroppo, alimentano ansia e preoccupazioni. Occorre piuttosto ridurre la sovraesposizione alle informazioni, facendo riferimento solo alle fonti ufficiali. Le informazioni che acquisiamo devono essere chiare. Non possiamo vivere solo di notizie che riguardano il Coronavirus, anche se la tv ce lo ricorda continuamente. Per non farci travolgere dal flusso costante di informazioni è sufficiente verificare gli aggiornamenti poche volte al giorno e poi spostare l’attenzione su altro, su qualcosa di più piacevole.

Questa condizione può amplificare fenomeni come la depressione o gli attacchi di panico?

L’obbligo di rimanere in casa, l’incertezza sul futuro, la paura di essere contagiati, la preoccupazione lavorativa provocano forte ansia, aumentando soprattutto i disturbi depressivi, quelli ossessivo-compulsivi, il disturbo ipocondriaco e il disturbo da attacco di panico. Cerchiamo, quindi, il più possibile di accogliere e accettare le emozioni che stiamo vivendo per gestirle al meglio. Proviamo a liberarci dal carico emotivo riconoscendo la paura, la rabbia e la tristezza di questi giorni come emozioni normali, e poi cerchiamo di lasciarle andare, senza tentare di nasconderle o controllarle. È normale avere paura di fronte al rischio di essere contagiati ed è normale provare rabbia per la perdita della nostra libertà. Se però la paura si trasforma in panico o in ansia eccessiva creando disagio e sofferenza, non bisogna avere vergogna di chiedere aiuto ad un professionista. In particolari situazioni, tutti abbiamo bisogno di parlare con qualcuno e di ricevere un supporto o sostegno psicologico.

In caso di bisogno, a chi è bene rivolgersi?

Sono tanti gli psicologi che si sono attivati per offrire consulenza a distanza. Il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) ha promosso l’iniziativa #psicologicontrolapaura, mettendo a disposizione sul sito un pieghevole vademecum per fornire un orientamento psicologico ai tutti i cittadini . Il CNOP ha inoltre promosso un’altra importante iniziativa #psicologionline, e anche i diversi Ordini regionali hanno messo a disposizione della collettività una rete di Psicologi disponibili ad effettuare interventi online in tutta Italia.

I medici e il personale santario sono stati travolti da un fenomeno professionalmente e umanamente fortissimo. Quando tutto finirà potrebbero risentire di un trauma post evento, avranno bisogno anche loro di un supporto?

Il personale sanitario è esposto a uno stress psico-fisico notevole. Soccorritori, medici, infermieri oltre ad essere costantemente esposti al pericolo di contagio, seguono ritmi incessanti di lavoro in condizioni di elevato livello di stress: da una parte c’è la richiesta di soccorso e di aiuto e dall’altra la carenza di mezzi a disposizione. Tutto questo espone il personale sanitario a un estremo senso di impotenza. Oltre a essere sottoposti a turni massacranti, gli operatori sanitari vivono con una tensione continua il rischio di contagio. A questo si aggiungono la paura di sbagliare, il timore di non farcela e l’enorme senso di incertezza sul futuro che sta accompagnando tutti noi in queste settimane. Gli operatori sanitari lavorano con estrema difficoltà, sapendo che il loro aiuto con molta probabilità non sarà sufficiente. L’insieme di questi fattori oltre all’elevato livello di stress, aumenta il rischio burnout e sindrome post traumatica. Un sovraccarico emotivo che va gestito subito. Ora più che mai, infatti, è importante il supporto psicologico per il personale sanitario. Per aiutare tutte le persone impegnate in prima linea nell’emergenza da Covid-19, l’Associazione Federazione per i Popoli della Basilicata offrirà a breve un servizio di ascolto e supporto psicologico completamente gratuito per prevenire serie ripercussioni a livello psicologico.

Ci sono dei lati positivi nello stare a casa per un periodo così prolungato?

Quante volte abbiamo desiderato di avere più tempo a disposizione per dedicarci alle cose che amiamo? Proviamo a vedere questo momento come un’occasione per trascorrere più tempo con la famiglia, o per dedicarci a quello che più ci appassiona e ci fa star bene: lettura, musica, attività fisica, arte. Prendiamoci questo tempo libero a disposizione per riposarci e ricaricarci. Una pausa di riflessione ci aiuterà a riorganizzare il nostro lavoro e la nostra quotidianità.

L’Italia canta e si abbraccia sui balconi. In quei gesti c’è più paura o speranza?

Il filosofo greco Aristotele definì l’essere umano “un animale sociale” in quanto tende per natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Incapaci di vivere isolati dagli altri non c’è da stupirci, quindi, se proprio nel momento in cui siamo costretti a restare chiusi in casa, cerchiamo la vicinanza degli altri per condividere le nostre emozioni e per sentirci uniti. I flashmob sui balconi allontanano la paura e i pensieri negativi, dando spazio alla speranza. Infatti, condividendo le nostre paure con gli altri ci sentiamo in qualche modo rassicurati. Affacciarsi al balcone e cantare insieme è un modo per dire: “non aver paura perché non sei solo”, “andrà tutto bene”, allontanando le nostre paure, elargendo speranza.

Quando tutto sarà finito, torneremo facilmente alla normalità e riusciremo a riappropriarci in fretta delle nostre abitudini?

Dandoci degli obiettivi quotidiani, scrivendo una vera e propria scaletta di cose da realizzare ogni giorno. Cerchiamo di organizzare il nostro tempo libero e le giornate in modo costruttivo, conservando le nostre abitudini di vita come gli orari di lavoro e dei pasti e mantenendo la regolarità del sonno. Seguendo queste semplici regole torneremo più facilmente alla normalità.

La nostra vita sociale subirà delle mutazioni permanenti? Dovremo abituarci a una nuova era della società post-moderna?

Cosa succederà? Di certo nessuno lo può sapere. Possiamo però fare delle ipotesi. Mi piace pensare che la società possa sfruttare in positivo questo momento critico. Parliamo della parola “CRISI”, la cui etimologia deriva dal verbo krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa nel significato di peggioramento di una situazione. Se invece proviamo a riflettere sull’etimologia della parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un periodo di crisi, ossia, di riflessione, valutazione, discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, una rinascita, un rifiorire prossimo. Voglio sperare che ognuno di noi, in quanto protagonista attivo della nostra società, si ricordi i sacrifici e le limitazioni di questo momento critico, per dare un senso nuovo alle priorità e alle relazioni.