Panariello: “io, il mio Siena e il successo dei campani nel calcio”

"Siena merita altre categorie, i tifosi sono speciali. Noi campani in strada a giocare a calcio sin da piccoli".

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Qui Siena. Città meravigliosa, dalla vivibilità probabilmente unica. Tra le sue mura si respira la storia, uno scrigno dal patrimonio culturale straordinario. Piazza del Campo, cuore della città, è teatro di un evento che segna i senesi sin dalla nascita: il Palio. Ma questa piazza stupenda e morfologicamente intrigante, ha visto celebrare i trionfi sportivi della città toscana, oggi purtroppo offuscati dalla vicenda Monte dei Paschi che ha costretto gli sportivi senesi ad assistere passivamente al crollo dello sport a grandi livelli. Il basket, da sempre grande scaldacuore per i senesi, ma anche il calcio, con il compianto Presidente De Luca che portò il Siena a grandi livelli. Oggi quella squadra, milita nel girone A di Lega Pro e dopo l’ultima vittoria sul Tuttocuoio, i ragazzi di Mister Colella fiutano ora la zona play off.

Questo Siena sta provando a tornare in alto. L’anno scorso, il salto dalla D alla Lega Pro. Dopo una partenza singhiozzante dovuta alla necessità di amalgamare un gruppo nuovo e molto giovane, pian piano sta iniziando la risalita in classifica. Una squadra in cui militano calciatori conosciuti come Marius Stankevicius – esperienze nel Valencia, Hannover e Lazio – ed Ettore Mendicino, un passato con le maglie di Lazio e Salernitana. In questa Robur però c’è anche Nello Panariello, classe 1988, centrale difensivo con esperienza da vendere nella categoria. Fin qui, sono undici le presenze in bianconero. Un campano adottato dalla Toscana e che dopo il settore giovanile ad Empoli, ha militato, tra le altre, nelle fila di Pergocrema, Paganese e Poggibonsi. Gli ultimi due anni li ha vissuti ad Arezzo: 59 presenze e tre reti con Eziolino Capuano in sella. Un ragazzo educatissimo Panariello, professionale e con grande dedizione al sacrificio. Un calciatore old style, con un’umiltà che è sempre più cosa rara nel calcio moderno. Oggi Panariello si dice felice di essere a Siena: piazza ambiziosa, ambiente familiare e stimolante, il peso di una maglia che ricorda ogni giorno come la Robur meriti altre categorie. Lui che è originario di Torre del Greco, ha una sua personale e interessante teoria sul successo nel calcio dei suoi corregionali.

Nello, come si sta a Siena?

Molto bene. La stagione è un po’ altalenante ma non c’è da preoccuparsi. Siamo un gruppo giovane e anche la società lo è, si può solo migliorare. Abbiamo fatto un pò di fatica all’inizio essendo la nostra una squadra tutta nuova ma adesso giochiamo meglio, la vittoria col Tuttocuoio ci ha fatto fare un bel salto.

In questa squadra quanto pesa l’esperienza di gente come Stankevicius?

Lui come Mendicino stupiscono per la continuità e la mentalità vincente che hanno portato e che è certamente uno stimolo. Garantiscono grande equilibrio dentro e fuori dal campo.

Siena sta risalendo a piccoli passi. Si sente il peso della responsabilità?

Qui hanno visto grandi calciatori e calcato grandi palcoscenici quindi è chiaro che un pò la responsabilità si sente e ovviamente fare risultato conta più che altrove.

Panariello in azione contro la Cremonese
Panariello in azione contro la Cremonese

La piazza ha reagito male al fallimento?

C’è stato un allontanamento che si può comprendere. E’ un nuovo inizio, ci vuole tempo per tornare in alto ed è chiaro che il Siena in Lega Pro è un sacrilegio.

I tifosi però pian piano si riavvicinano…

Sono feriti, dalla serie A alla D in poco tempo è chiaramente traumatico. Ma sono speciali. Ad Alessandria, a cinque ore da Siena, sono venuti circa sessanta tifosi. Abbiamo perso 5-2 e ci hanno applaudito perché hanno visto che abbiamo dato tutto. Questo è un segnale di grande maturità. Sta a noi ricreare l’entusiasmo giusto e riportarli allo stadio attraverso i risultati.

Ma è vero che i calciatori si legano molto a questa città?

Qui sono passati calciatori importanti ed è vero che questa città ti entra nel cuore e che chi può, resta. E’ il caso di Argilli, ad esempio, che ora allena gli allievi. Qui la gente ti fa sentire a casa.

Siena, entriamo nello spogliatoio: che gruppo c’è?

Molto affiatato. Siamo giovani ma cresciamo sempre di più, c’è tanta voglia di imparare.

Un passo indietro, ad Arezzo. Com’è lavorare con Eziolino Capuano?

E’ vero che è un maniaco dei dettagli, presta grande attenzione alla fase difensiva. Studia molto e tatticamente è un ottimo tecnico.

Ma il caso Sperotto (registrò e mise sul web una sfuriata di Capuano) come l’avete vissuto?

Inutile nascondersi, un po’ ne abbiamo risentito. Al campo ti ritrovavi gente come Valerio Staffelli (Striscia la Notizia) e Giulio Golia (Le Iene), non puoi non farlo. Siamo stati bravi però a compattarci e raggiungere la salvezza.

Tanti campani come te arrivano a giocare a grandi livelli. Qual è il segreto?

E Empoli il convitto era pieno di ragazzi campani. La verità è che da noi si cresce in strada e il pallone lo si tocca ancor prima di iniziare il settore giovanile. Il calcio è vissuto in maniera viscerale e trasmesso di generazione in generazione con una passione incredibile.

Eccolo Nello Panariello. Sacrificio e dedizione al servizio del Siena. Un club in cui restare il più a lungo possibile e il sogno di tornare in quella Piazza del Campo per festeggiare i trionfi a tinte bianconere. In fondo, per i campani, i successi sono all’ordine del giorno nel mondo del calcio. Da queste parti, se lo augurano.

 

  • Si ringrazia l’Ufficio Stampa della Robur Siena per la disponibilità.