Murese, altra impresa: la dodicesima salvezza è servita

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Qui Muro Lucano, Basilicata. Uno sguardo verso l’imponente castello angioino, l’altro diretto all’incantevole Borgo Pianello. Più giù, ai piedi della città, ecco il Rigamonti. Una volta rettangolo verde, da sempre l’arena della Murese. Qui i biancorossi hanno appena firmato un’altra impresa: la squadra di Nino Limoncelli ha raggiunto la salvezza con quattro giornate di anticipo, la dodicesima consecutiva in altrettanti anni di Eccellenza lucana. E così, come spesso avviene nei bar delle piccole realtà, in questi giorni si parla anche di questo traguardo meraviglioso che è il risultato di una consolidata organizzazione societaria e nel contempo di una squadra e di uno staff che confermano maturità, abnegazione e sacrificio. E’ importante non sminuire questo prezioso risultato. La Murese infatti, ha almeno tre buoni motivi per godersi appieno questa salvezza: una squadra giovanissima come nessuna, una rosa composta da soli ragazzi locali per gran parte provenienti dal vivaio e una società che è un modello gestionale da prendere come riferimento. Si perché all’interno dei cancelli del Rigamonti la parola business non conosce significati. Qui tutto è mosso dalla passione, dall’amore per una città e per quei colori che fanno sognare i più piccoli, quelli che iniziano a dare i calci al pallone. Qui il romanticismo la fa ancora da padrone: c’è chi soffre nel guardare le partite dai posti più improbabili, chi vive in maniera viscerale ogni momento trascorso al campo, chi vede una tavola imbandita come un’occasione per stare insieme e fare gruppo, chi rinuncia alle domeniche in famiglia per andare in trasferta, chi accompagna ovunque i ragazzi. Non ci sono arabi e cinesi, non ci sono iniezioni di denaro. C’è un gruppo di appassionati che oltre a tenere vivo un movimento sportivo, dà un contributo straordinario alla vita sociale della comunità. Meglio non chiudere gli occhi e immaginare cosa succederebbe agli attuali 165 tesserati se un giorno tutto dovesse finire.

Da sinistra destra: Ponte, Limoncelli, Cristiano (dal profilo Facebook di Nino Limoncelli)

Due note di merito assolutamente rilevanti: ai calciatori che, non va dimenticato, sacrificano molto del proprio tempo libero abbinando lo studio e il lavoro agli allenamenti e alle partite. Le domeniche, sacrosante da queste parti, sono interamente tinte di biancorosso. Ma anche la vigilia della partita è un impegno perché chi ha giocato a calcio sa bene quanto sia importante andare a letto presto il sabato sera, mentre magari gli amici sono in giro a divertirsi. L’altra nota di merito va allo staff tecnico. Nino Limoncelli era stato accolto non proprio con il dovuto entusiasmo. Raccoglieva un’eredità pesante, quella di Felice Ragone, che tanto bene aveva fatto nella città di San Gerardo Majella. Eppure questo giovane allenatore con umiltà e perseveranza ha trasmesso la sua idea di calcio ai suoi, valorizzando ragazzi interessanti e sconosciuti, fino a raggiungere una salvezza che è passata anche attraverso il bel gioco. Scusate se è poco a queste latitudini. Nello staff anche il preparatore Fabiano PonteRoberto Cristiano, professionista esemplare, e Salvatore D’Agostino, insostituibile secondo, una sorta di Tassotti made in Basilicata. Eccola l’impresa, la dodicesima: niente pessimismo, sarebbe più bello chiudere gli occhi e immaginare uno sforzo maggiore da parte della comunità, anche solo riempiendo il Rigamonti tutte le domeniche. Un atto dovuto verso chi rappresenta in maniera straordinaria una città intera sui campi della Basilicata.