Milan, il sogno che diventa incubo

Il ko in Coppa Italia esclude i rossoneri dall’Europa per il terzo anno consecutivo. E’ notte fonda.

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Poteva essere una notte da sogno per il Milan, si è rivelata invece un tonfo che ha messo tutti (squadra e società) di fronte ad una realtà più che amara. Un peccato per Brocchi e i suoi.  A dispetto dei pronostici infatti, il compito della Juve è stato tutt’altro che semplice. E’ una sconfitta però che addensa le nubi sul futuro del Diavolo: la scelta dell’allenatore, il mercato, la vendita della società. E’ forse il periodo più difficile della gestione Berlusconi.

LA PARTITA – E’ sotto gli occhi di tutti l’ottima prestazione del Milan. Una squadra forse mai così in palla in questa stagione. Personalità e fluidità di manovra hanno messo in difficoltà la Juve, che soprattutto nel primo tempo è parsa sottotono. Bene gli esterni, con Calabria e De Sciglio a dettare legge. Molto bene Montolivo, criticato in maniera troppo ingenerosa. Fuori dal coro il solo Bacca. Il colombiano, è certamente il miglior marcatore stagionale, un attaccante che di così proliferi ne mancavano da un pezzo sotto la Madonnina. Ma Carlos soffre terribilmente la fisicità dei difensori bianconeri, non riesce a tenere palla, far salire la squadra, favorire l’inserimento dei centrocampisti. Nel secondo tempo è comunque un ottimo Milan, ma Allegri ha preso bene le misure al suo avversario e, anche in considerazione di un parco giocatori di assoluta qualità, ha indovinato tutte le scelte. Morata decide, il Milan si lecca le ferite di una serata che poteva essere indimenticabile e che avrebbe consentito almeno momentaneamente di dare una spallata ai mille problemi che aleggiano a Milanello.

ALCHIMIA – Sembrava una notte europea. Squadra finalmente ritrovata e pubblico rossonero che è un’onda di contagioso entusiasmo, quasi come ai bei tempi di Champions. Scenografia splendida, incitamento continuo, una carica che i giocatori sentono e chiedono platealmente. Una vera e propria alchimia ritrovata, visto che negli ultimi tempi, dalla Sud sono piovute critiche, cori e striscioni non proprio di affetto.  Ma tant’è, il Milan dell’Olimpico ci ha provato, il pubblico ha capito, applaudendo lungamente la squadra al triplice fischio finale. E questo, allo stadio si è sentito è molto. Si è sentito l’affetto vero e sincero dei tifosi, si è percepito un marcato rammarico da parte dei giocatori. Va detto però, che nel complesso l’atmosfera all’interno dell’Olimpico era bellissima. Sfottò nella norma e tanto incitamento oltre che due scenografie da applausi.

La premiazione della Juventus.
La premiazione della Juventus.

FUTURO NEBULOSO – Quello dell’Olimpico però, è un risultato che riporta il Milan ad una realtà assai complessa. In Europa ci va il Sassuolo. E questo è il grande problema sportivo. Poi c’è quello societario, con la discussa trattativa tra Berlusconi e gli imprenditori cinesi, in cui probabilmente sono in pochi a credere. Fatto sta che dall’esito di questa trattativa dipendono le questioni tecniche. Il discorso allenatore ad esempio, con Brocchi che in conferenza stampa ha rimarcato due volte di aver visto per la prima volta la sua mano in questo Milan. Ma ci sono altri nomi per la panchina. Un esempio è Giampaolo. La verità però, è che questo Milan non può più permettersi di scommettere ancora, ha bisogno di certezze. Come Montella ad esempio, oppure Donadoni. E poi c’è il mercato, con una squadra che ha bisogno palese di rinforzarsi. Lo stesso bisogno che ha la società: manca una guida, un faro, una vera struttura organizzativa in grado di gestire un club così prestigioso. Anche per ritrovare quella magica alchimia rivissuta all’Olimpico.