Melania Martone: “L’ansia si cura. Col paziente seguiamo la stessa danza”

Lucana DOC, Psicologa Psicoterapeuta, ci racconta sintomi, cause e rimedi per combattere l'ansia.

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L’ansia è un fenomeno sempre più diffuso. Soprattutto tra i giovani, affetti dai sintomi di una patologia che lascia i segni sulla mente ma anche sul corpo. Proviamo a parlarne affidandoci ad una professionista. Melania Martone è Psicologa Psicoterapeuta. Lucana DOC, oggi vive e lavora a Milano: un percorso formativo fatto di mille sacrifici, una valigia piena di sogni e speranze per intraprendere il solito percorso da Sud a Nord. Prima però, una tappa nel centro Italia: nel 2011 la laurea magistrale in Psicologia Clinica e della salute all’università G. d’Annunzio Chieti – Pescara e, dopo l’abilitazione all’esercizio della professione, la specializzazione in Psicoterapia della Gestalt presso l’Istituto H.C.C. Italy di Milano. Diversi i contesti clinici e comunitari in cui si è cimentata approfondendo il tema dell’obesità, tenendo però viva la passione per le dinamiche legate alla depressione post partum. Da circa due anni collabora con un ambulatorio della gravidanza, dove fornisce assistenza psicologica alle donne che stanno vivendo una maternità difficile. Ma la Dottoressa Martone lavora anche in maniera indipendente: sedute di supporto e sostegno psicologico rivolte all’individuo e alla coppia e valutazioni psicologiche per i pazienti obesi candidati all’intervento di chirurgia bariatrica. Ha una sua vetrina sul web, dove è possibile conoscerne meglio le competenze (http://www.psicologimi.it/).

Incontra tanti pazienti, sono in molti a soffrire d’ansia, i giovani non sono pochi. “Ogni vita umana merita un romanzo”, la citazione di Polster sembra essere la sua stella polare: dare senso e dignità alla sofferenza che è unica e soggettiva.

Dottoressa Martone, sempre più giovani soffrono d’ansia. Perché?

La risposta ce la dà Zygmunt Bauman e la sua teoria sulla “società liquida”. Le persone sono molto sole a causa del cambiamento post-moderno e spesso viene a mancare il ground, ovvero quel supporto relazionale necessario per ognuno di noi, che ci sostiene e ci contiene. È il risultato di una rapida trasformazione da società narcisista a società liquida, appunto.

Come si manifesta e quando si può parlare effettivamente di ansia?

L’ansia ha una sua sintomatologia. Va detto però che è una reazione funzionale dell’organismo che ci aiuta a percepire le situazioni di pericolo e tenere alta la soglia di attenzione. È chiaro che se i livelli diventano eccessivi, persistenti e invalidanti rispetto alla situazione, non è più funzionale all’organismo ma diventa una minaccia manifestandosi con sintomi quali sudorazione, palpitazioni, vertigini e capogiri. E poi soffocamento, oppressione al petto, paura di morire. Qui è chiaro che l’ansia diventa patologica.

Ci sono cause ben precise che comportano l’arrivo dell’ansia patologica?

Le cause possono essere diverse. I cambiamenti – soprattutto i più grandi – e fasi di passaggio possono avere un impatto importante su ognuno di noi, così come le forme di stress sia croniche che acute, oppure cause fisiologiche. È importante pertanto collocare il sintomo all’interno dello sfondo relazionale e sociale nel quale si presenta, in relazione al contesto e al tempo del suo manifestarsi. Spesso capita, come nell’attacco di panico, che la sintomatologia esordisca all’improvviso, come un terremoto, ma l’origine della sofferenza può essere rintracciata anche anni prima, solo che forse quello non era il tempo giusto per affrontarla. È come se rimanesse lì sullo sfondo, alla prima occasione di pertinenza viene fuori e ne accusiamo gli effetti.

Quali sono i rimedi?

Sicuramente un percorso di farmacoterapia abbinato a quello psicoterapico quando l’entità dei sintomi sia invalidante e intensa. Non ci può essere farmacoterapia senza psicoterapia e viceversa. La prima allevia i sintomi e dà accesso a maggiori possibilità psicoterapeutiche. Nei momenti peggiori il farmaco cancella il sintomo ma non modifica il terreno psicologico su cui l’angoscia si è radicata.

Amici e familiari che ruolo possono avere?

La presenza degli affetti è importante ma non è sufficiente a placare l’angoscia. È un sostegno, ci si sente meno soli, ma purtroppo l’angoscia è sempre presente e ti fa mancare la terra sotto i piedi.

Ma l’ansia si può prevenire e quanto può durare?

È davvero difficile rispondere. È un fenomeno improvviso, si manifesta senza un’apparente logica. Possono esserci dei campanelli d’allarme che talvolta nemmeno percepiamo. La durata è variabile, ogni disturbo ha un decorso diverso e dipende anche dalla fase in cui si trova. Sicuramente una presa in carico tempestiva è importante.

Qual è il ruolo della psicoterapia in questi casi?

Aiuta a costruire delle nuove sicurezze su uno sfondo co-costruito, in cui come diciamo noi Gestaltisti, terapeuta e paziente seguono la stessa danza. È importante lavorare anche su processi corporei come la respirazione: l’obiettivo è quello di ricostruire certezze di base momentaneamente perdute e lo facciamo attraverso un’attenzione a questi processi così da ricomporre anche un ground (sostegno) corporeo.

Cosa diciamo a chi soffre di stati d’ansia?

Che è un fenomeno spaventoso, indicibile, traumatico e destabilizzante ma che con i giusti aiuti se ne può uscire e ritornare a vivere la normalità e tranquillità.