Essere lucani: ritratto di un popolo tenace e fiero

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“Girano tanti lucani per il mondo, ma nessuno li vede, non sono esibizionisti. Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all’ombra. Quando cammina preferisce togliersi le scarpe, andare a piedi nudi. Quando lavora non parla, non canta. Non si capisce dove mai abbia attinto tanta pazienza, tanta sopportazione. Abituato a contentarsi del meno possibile si meraviglierà sempre dell’allegria dei vicini, dell’esuberanza dei compagni, dell’eccitazione del prossimo”. Così il poeta Leonardo Sinisgalli raccontava i lucani nell’opera “Il ritratto di Scipione e altri racconti”.

Una definizione che nel tempo ha mantenuto i suoi tratti distintivi ma con dei cambiamenti figli della società post moderna, delle abitudini che si modificano, di una storia fatta ogni giorno di una pagina nuova. Nei lucani oggi c’è l’orgoglio e il senso di appartenenza per una Basilicata che ha mille anime. C’è la fierezza dei potentini per la loro città, per San Gerardo e per una maglia rossoblu con il leone rampante che riunisce migliaia di persone in un catino chiamato Viviani. C’è Matera, che ha conquistato il mondo grazie alla sua bellezza disarmante e all’incoronazione a Capitale Europea della Cultura 2019. Una vetrina che l’ha resa un grande laboratorio culturale a cielo aperto. Città densa di storia, come Metaponto e le sue Tavole Palatine. Il file rouge della fierezza tocca anche la Val d’Agri: qui c’è rabbia per la questione petrolio ma anche la consapevolezza che il loro Peperone Crusco è un vanto per tutta la regione. Un prodotto quasi sacro. A proposito di sacralità, la Madonna Nera di Viggiano da queste parti è venerata all’inverosimile. Sono fieri anche nel Vulture, dove l’acqua è purissima, sgorga dal Monte ed è praticamente su tutte le tavole della regione. Ma questa è terra di vini: tra Barile, Rionero e Venosa l’Aglianico mette d’accordo tutti. Soprattutto se accompagnato ai salumi di Picerno o ai formaggi di Moliterno e Filiano. Poi c’è Melfi, che tanti conoscono per la FCA ma non sanno di un bellissimo Castello Federiciano e delle vagonate di castagne.

Che dire del tanto trascurato quanto suggestivo Marmo-Melandro: c’è l’incantevole Muro Lucano e la natura incontaminata di San Fele che con le sue cascate fa sempre più parlare di sè.

Castelmezzano sotto la neve

La Basilicata è anche brivido grazie al Volo dell’Angelo: sospesi su un cordone d’acciaio si vola su due borghi meravigliosi come Castelmezzano e Pietrapertosa. Un grande attrattore di cui i lucani in giro per l’Italia sono ambasciatori. Così come lo sono del mare: d’altronde come si fa a non essere orgogliosi di Maratea, meglio conosciuta come la “Perla del Tirreno”.

I lucani sono un popolo fiero della loro terra e delle sue virtù, delle sue tradizioni e dei suoi luoghi. I lucani, nonostante “non si sappia dove abbiano attinto tanta pazienza”, sono anche arrabbiati per una regione ferma al palo che continua a lasciar partire i suoi figli in cerca di un’opportunità. “La Svizzera del Sud” la definiva Rocco Papaleo nella sua “Basilicata on my mind”. Oggi è una terra di paesaggi suggestivi e inediti, di sapori e profumi unici, di persone si arrabbiate ma incredibilmente accoglienti. Una terra che è sempre più conosciuta anche grazie ai suoi ambasciatori, veri e propri narattori: quei lucani tenaci e fieri che hanno fatto le valigie in cerca di un futuro migliore e che si meraviglieranno sempre dell’allegria dei vicini, dell’esuberanza dei compagni, dell’eccitazione del prossimo”.