La minaccia che diventa opportunità: ecco il Santuario dell’Acqua

No al petrolio e si all’acqua. Tra Basilicata e Campania acquiferi di portate che raggiungono i 5000 litri al secondo

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Una minaccia che diventa opportunità. Siamo in Basilicata, zona nord occidentale. L’area è quella del Marmo Melandro, intereressata da un progetto collegato all’ Istanza di ricerca e prospezioni idrocarburi da parte della Italmine Exploration. Un’insidia grandissima per un territorio a forte vocazione agricola e che della purezza ne ha sempre fatto vanto. L’Associazione “Un Muro Contro il Petrolio” con sede a Muro Lucano, nel potentino, si è rimboccata le maniche facendosi promotrice di un no alle esplorazioni urlato a più riprese: nelle piazze, nelle sale consiliari, in rete. Presidente di questo encomiabile gruppo è Carmine Sarcinella, entusiasmo e passione da vendere e un amore contagioso per il territorio in cui vive. Ecco allora che la minaccia diventa opportunità: no al petrolio, si alla valorizzazione del territorio in tutte le sue forme.

IL SANTUARIO DELL’ACQUAL’acqua, oro bianco, come risposta al petrolio, oro nero. La zona è quella compresa tra le province di Potenza e Salerno: in particolare tra il Marmo Melandro e il Tanagro – Alto Sele è presente un imponente acquifero in grado di alimentare importanti sorgenti di acqua potabile. I numeri sono impressionanti: 3000 litri al secondo di portata nella Valle del Sele e 5000 nella Valle del Fiume Bianco, quindi fino a Contursi, dove esistono sorgenti termominerali che ne consentono un utilizzo presso le rinomate terme. Numeri e ricchezza del territorio che sono confluite nell’istituzione del Santuario dell’Acqua, a sottolineare la sacralità di questo prezioso bene. Uno sforzo comune fatto di tanti studi, sperimentazioni, censimenti e notti insonne. Eccoli i protagonisti, coloro i quali sono arrivati a costituire l’assemblea del Santuario: dall’Associazione “Un Muro Contro il Petrolio” guidata da Carmine Sarcinella, a 7 professionisti tra docenti universitari e tecnici. Una spinta derivata anche dall’unanimità dei 15 comuni interessati dall’acquifero: Muro Lucano (comune capofila), Bella, Castelgrande, Pescopagano, Laviano, Santomenna, Colliano, Romagnano al Monte, Ricigliano, San Gregorio Magno, Valva, Buccino, Palomonte, Oliveto Citra, Contursi Terme. I sindaci hanno deliberato la volontà di procedere con la costituzione del Santuario dando vita ad un protocollo d’intesa e una dichiarazione d’intenti. I monti di del comune Capofila, Muro Lucano, dispongono di un serbatoio carsico della portata di 4000 litri al secondo. Un patrimonio straordinario e di inestimabile valore se si considerano le previsioni future che parlano di stress idrico nel 2040.

OBIETTIVI – Qual è il nesso tra il Santuario dell’Acqua e la minaccia delle estrazioni petrolifere? La creazione di valore attraverso la valorizzazione delle eccellenze del territorio. Intanto partendo dalla salvaguardia del territorio stesso, allontanando quindi ogni minaccia di contaminazione. Si perché un eventuale inquinamento di quelle acque causerebbe un disastro incalcolabile visto che sarebbe praticamente impossibile bonificarle. Generare valore attraverso la tutela e nel contempo l’incentivo delle attività agricole e zootecniche che rischiano l’estinzione. Una sfida esaltante: dar vita ad un’economia di prodotto basata sulla certificazione del territorio. In sostanza, un protocollo a cui aderisce chi produce beni come patate, fagioli, formaggi. Una straordinaria garanzia di qualità che fa il paio con lo sviluppo di un turismo di nicchia oltre a rappresentare speranza di occupazione per un territorio che sta pagando a caro prezzo il triste fenomeno dello spopolamento. Prima di tutto questo però, un passaggio fondamentale ha da consumarsi. C’è l’accordo tra sindaci, Comitati, professionisti e di fatto il Santuario esiste già. Serve però un riconoscimento di carattere istituzionale. E’ dunque necessario che le regioni Basilicata e Campania siglino un intesta per il riconoscimento a livello normativo di quello che sarebbe il primo Santuario al mondo. Un passo decisivo che si presenterebbe anche come occasione di riscatto e rilancio di un territorio all’insegna di un’economia ecosostenibile in grado di dar vita ad una forma interessantissima di turismo itinerante. Sempre che questa lungimiranza e queste brillanti idee non finiscano nel dimenticatoio come troppo spesso è accaduto.