Il Covid nell’anima, tra speranza e consapevolezza

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“Ogni individuo si sta giovando dei propri ma anche degli altrui sacrifici. Questa è la forza del nostro Paese. Una comunità di individui, come direbbe Norbert Elias. Rimaniamo distanti oggi per abbracci con più calore e per correre più veloce domani. Tutti insieme ce la faremo”. Con queste parole si chiudeva il discorso dell’ormai ex Premier Giuseppe Conte, che praticamente a reti unificate annunciava una nuova e complessa era dal nome “Lockdown”. Una parola che oltre a scalare le classifiche di Google tra quelle più cercate, ha profondamente cambiato le abitudini di tutti noi. Distanze amplificate, fiumi di videochiamate, smart working, chiusure, DAD, delivery, cassa integrazione, ristori, tamponi, test sierologici, vaccini, zone a colori. Inutile soffermarsi troppo, è attualità (e anche storia).

Ma l’emergenza sanitaria porta con sè anche un altro tema di straordinaria importanza: i sentimenti ai tempi del Covid. Dove per sentimenti non si intende necessariamente l’amore per il partner ma in maniera più ampia il modo in cui noi li viviamo, li recepiamo, li assimiliamo, li inquadriamo. E andando ancor più in profondità, gli effetti che questa pandemia ha generato nella mente e nell’anima. Basti pensare all’ansia, allo stress, agli attacchi di panico, all’irritazione, alla vulnerabilità, all’altalenanza e più in generale all’amplificare sentimenti e situazioni negative. Spesso la TV ci ricorda quanto ci sia un comprensibile scoramento tra gli italiani. Il Covid ci ha reso forti e fragili allo stesso tempo, un ossimoro quasi disarmante. Su questo blog, con il contributo di una professionista, ho già provato a raccontare quanto vivere quest’esperienza, soprattutto se affrontata in prima linea, possa minare la tranquilità e il benessere psico-fisico degli individui.

La verità però, è che i riflessi si ripercuotono su tutti noi, anche se in forma diversa. I sacrifici che ci sono stati chiesti ci hanno privato della possibilità di viaggiare, di andare a cena fuori, di raggiungere serenamente i nostri familiari. Ci hanno costretti a stare in casa, in alcuni casi a fare i conti con situazioni familiari delicate e complesse. O al contrario, ci hanno allontanato da persone a cui ci sentivamo profondamente legati, impedendoci di vivere pienamente un rapporto. Gli esempi si sprecherebbero.

Quando si cantava dai balconi e si esponevano i tricolori, in tanti dicevano che questa pandemia ci avrebbe reso persone migliori. Difficile dire se e quanto sia vero. Quel che è vero però, è che potremmo trarre insegnamento dalle disposizioni che ci sono state imposte: il coprifuoco ci obbliga ed essere a casa alle 10 e questo ci ricorda il valore del tempo. Di una passeggiata, della possibilità di vivere al meglio i momenti che riusciamo a concederci con amici e affetti, del valore delle cose semplici. Apparentemente ovvietà ma volendosi affidare ai fondamentali della mindfulness, abbiamo davvero “sfruttato” questo momento per imparare a vivere il “qui ed ora”? E quindi la consapevolezza che nonostante tutto ci siamo, siamo qui.

Il nostro gergo ha conosciuto tanti termini nuovi a causa di questa pandemia. Ci affidiamo tutti alla speranza: “speriamo tutto torni presto come prima”, “speriamo che con questi vaccini tutto finisca presto”, “speriamo di poter tornare a viaggiare quanto prima”. Tra speranze nuove e consapevolezze da raggiungere, stiamo vivendo questo momento da oltre un anno.

In questi giorni ho letto un bellissimo articolo sull’amore scritto da Jeanette Winterson e pubblicato da Vanity Fair in cui si parla di resilienza, forza, effetti e di come possa aiutarci a scacciare la paura. É stato uno dei tanti assist che mi ha portato a pensare a due cose diametralmente opposte: i 60 anni di matrimonio dei miei nonni – segnati da tante sofferenze – e la serie Netflix “La Regina degli Scacchi”, dove la protagonista è disposta a tutto pur di realizzare il suo sogno.

Cosa hanno in comune queste due cose così diverse? Il potere dei sentimenti per superare le insidie e la voglia di continuare a lottare e sognare nonostante le difficoltà. Tra speranza e consapevolezza che, come cantava il neo sessantene Vasco Rossi, “Sarà Migliore”.