Il racconto di Dutra: “Muro, mi manchi! Con la Murese una storia d’amore”

"Ringrazio tutti per l'affetto che abbiamo ricevuto. Sono ancora nella chat whatsapp della squadra e mio figlio non vedere l'ora di abbracciare un amico speciale"

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A volte siamo costretti a rinunciare a un amore contro la nostra volontà. Lottiamo per viverlo appieno e per tenerci stretti ciò a cui teniamo di più ma talvolta può non bastare perché cose più grandi di noi ci costringono a fare rinunce dolorose. Sarà capitato sicuramente a tanti. Di sicuro, chi ha dovuto fare i conti con questo destino, è Esteban Gabriel Dutra, ex bomber uruguaiano della Murese, che dopo 10 anni a Muro Lucano è stato costretto a fare le valigie e ricominciare. E lo ha fatto da Valencia, con la sua famiglia. Una scelta dolorosa dettata dal bisogno di trovare un lavoro, che in Basilicata è più un miraggio che un diritto sancito dalla Costituzione. È lo stesso motivo che ha spinto e spinge molti figli di questa terra a cercare fortuna in altri lidi.

Esteban è lì da poco più di un paio di mesi e ha grande nostalgia di Muro Lucano, una cittadina che lo ha accolto e trattato come un figlio proprio. Ma sta bene, anche se l’inizio non è stato facile: un lavoro faticoso al porto cittadino prima di approdare in un’azienda che si occupa di trasporto merci. Il “Chongo”, tutti lo ricordano così, si occupa di preparare gli ordini di tabacco. Nostalgia, tanta nostalgia per il calcio e per la Murese a cui si sente ancora legatissimo. In fondo, 10 stagioni e 120 gol non si dimenticano. Trentadue minuti di telefonata sull’asse Milano-Valencia e il racconto emozionante di un ragazzo sincero. Parole speciali per Muro Lucano e per quella che fino poco tempo fa era la sua gente.

La famiglia Dutra al completo

Esteban, allora com’è Valencia?

È una bellissima città, si sta bene. Ci mancano tantissime cose di Muro ma stiamo cercando di integrarci piano piano. I bambini vanno a scuola e Ian (primogenito) frequenta una scuola calcio.

Come avete vissuto il distacco da Muro Lucano?

È stato difficilissimo allontanarsi da Muro, anche se lo sapevamo dall’inizio. Avevamo tante cose lì e che oggi purtroppo non abbiamo: amici speciali, un ambiente familiare, qualcuno su cui contare. E poi vuoi mettere il caffè della nostra vicina di casa Antonietta…

Ma perché è così forte questo legame?

Muro è casa nostra. Siamo uruguaiani, è vero, ma le cose più importanti della nostra vista le abbiamo fatte lì. Io e Cate ci siamo sposati, è nato Iuri. E poi Ian quando è arrivato aveva poco più di un anno, quindi ha vissuto la sua intera vita a Muro. Questo posto ci ha fatto crescere come coppia e come famiglia.

Cosa ti manca di più?

Senza dubbio le persone. Non dimenticheremo mai l’affetto ricevuto, sento di voler ringraziare la gente di Muro per averci accettato ed esserci sempre stati.

Hai sempre vissuto per il calcio. A Valencia hanno già apprezzato il tuo talento?

Avevo iniziato con una squadra amatoriale ma un infortunio mi ha messo ai box. Rientrare è stato difficile perché il lavoro mi assorbe per tutta la giornata e non riesco a conciliare con gli orari. Qui la vita è totalmente diversa. Il tempo libero è poco e lo dedico alla famiglia.

Quanto è difficile per te rinunciare al calcio?

Tanto. Ho sempre voglia di giocare e poi quando vedo Ian a scuola calcio ho sempre la tentazione di entrare in campo e dare dei consigli ai bambini, come facevo quando allenavo i piccoli della Murese.

Dieci anni e centoventi gol. Ti mancherà anche la Murese…

Come potrebbe non mancarmi, ci penso sempre. Fortunatamente sono ancora nella chat Whatsapp della squadra ed è un modo per rimanere aggiornato. Prima delle partite scrivo sempre un messaggio di incoraggiamento ai ragazzi. Continuiamo a sentirci e gli sono sempre vicino. E poi c’è una cosa che mi renderà sempre orgoglioso di questa esperienza…

Cosa?

Di essere stato fedele alla maglia. Ho avuto tante richieste negli anni trascorsi a Muro ed erano economicamente allettanti ma per me l’esperienza con la Murese è stata una vera e propria storia d’amore.

Torniamo alla vostra vita a Muro. Detto delle difficoltà del trasferimento, oggi quanto nostalgia c’è?

Tanta. Ti dico solo che quel posto manca anche a mia madre! Se un domani ci fossero le possibilità saremmo pronti a tornare.

Allora è ora di tornare, almeno per qualche giorno…

Sicuramente torneremo ad agosto. Ma nostro figlio Ian verrà a Muro a giugno e rimarrà lì per 3 mesi. Ha voglia di stare con un suo amico speciale, Samuele.