Natale al Milan, dalle cose formali alle cose mediocri

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Dalle cose formali alle cose mediocri. Cinque mesi per passare dall’altare di un mercato roboante alle polveri fumose di un vero e proprio disastro tecnico in casa Milan. Un cambio di allenatore, un clamoroso “-1” alla voce differenza reti, un settimo posto e Benevento e Verona che fanno quattro punti contro una delle squadre più titolate al mondo dovrebbero essere elementi  più che emblematici per raccontare una vera e propria catastrofe. E invece no. La stretta attualità ci consegna l’ennesimo ko del Milan. Con discutibile creatività si parla di “Fatal Verona”. In realtà l’aggettivo è sempre molto attuale per i rossoneri. Fatali infatti sono state nell’ordine Roma, Genova, Derby, Napoli, Benevento e appunto Verona. Poi ci sono le sconfitte interne con Roma e Juve e i pareggi di San Siro con Genoa e Torino. Ma anche le vittorie arrancate come quella con Cagliari e Udinese sotto la Madonnina. Forse il Milan è stato convincente solo alla prima a Crotone e a Verona contro il Chievo (1-4). In pratica, un po’ tutti si sono divertiti contro la squadra che fino a un po’ di anni fa dominava l’Europa e il Mondo. E pensare che quasi un anno fa si celebrava il succeso di Doha.

Ma “le cose mediocri” sono sempre molto attuali anche in società. Ne è un esempio il caso Donnarumma, un diciannovenne che ha fatto il bello e il cattivo tempo a luglio e che tramite il suo rappresentante continua a dare spallate con la stessa libertà con cui si rubano le caramelle ai bambini. Una volta esisteva lo “stile Milan”, così come esiste lo stile Juve. La società governava tutto e sapeva badare alla propria immagine difendendola da ogni minaccia. E che dire del mercato? Undici acquisti e 194.5 milioni spesi. Chi si è gasato anzitempo sarà rimasto certamente deluso ma nemmeno il più prudente di tutti avrebbe immaginato una simile debacle. Andre Silva (38 milioni) e Calhanoglu (22 milioni) sono probabilmente l’emblema di un mercato discutibile, e probabilmente si tratta degli uno o due errori a cui faceva riferimento l’AD Fassone recentemente. Certo, tra il portoghese e Kalinic è una gara a chi segna meno. Il gol è uno dei tanti mali di questo Milan. Cifre faraoniche per gli acquisti ma anche ingaggi da nababbi: il turco guadagna 2.5 milioni netti a stagione, il croato 3.5 milioni e Antonio Donnarumma – fratello del più noto Gigio – ben un milione di euro fino al 2021 per fare il terzo portiere. In pratica, guadagna il doppio di Storari che è fa il secondo. Bonucci, campione indiscutibile anche se sottotono (colpa del contesto), guadagna ben 7.5 milioni più 2.5 di bonus. E che dire di Lucas Biglia, pagato 17 milioni a 31 anni e con un ingaggio di 3.5 milioni? Il tema non è il voluntary agreement, a cui forse si sta dando più importanza del dovuto ma una serie inqualificabile di errori che stanno umiliando la storia di un club glorioso. Tanti vizi e pochi risultati. Una volta questa squadra era temuta e rispettata in tutto il mondo. Oggi è una barzelletta. Peccato che non fa ridere.