Correre, competere, il gol personale, la foglia: caro Davide, ti scrivo!

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Caro Davide, quando l’ho saputo non potevo crederci. Ero al volante per le vie di Milano, in giro per cose belle. Erano le ore che precedevano il derby, sarei andato allo stadio perché come te amo questo sport. La tua scomparsa ha completamente sconvolto il mio stato d’animo: sono molto triste, quando una tragedia colpisce in maniera così sferzante il mondo del calcio si provano sensazioni strane. Molto strane. Per molti siamo dei folli, ma noi che viviamo  questo sport siamo legati a voi calciatori da un qualcosa che non si può spiegare ma sono sicuro che tu saprai di cosa parlo. La mia domenica è cambiata all’improvviso e così, anziché accomodarmi sul mio seggiolino a San Siro, mi sono seduto sulla riva di un lunghissimo fiume di parole. Le ho viste passare. Un tweet di Enrico Ruggeri ha fatto un gran rumore dentro di me: “Passiamo la vita a correre e competere, ognuno alla ricerca del suo gol. Poi qualcuno stacca la foglia dall’albero. Una preghiera di Davide Astori. Poche parole, ma sufficienti per riportarmi alla più classica delle riflessioni sul senso della vita.

Il tweet di Enrico Ruggeri

Corriamo, siamo trasportati dalla frenesia, mettiamo la competizione (spesso malsana) sopra ogni cosa. Cerchiamo il nostro gol personale. In questa società così strana e che perde sempre più la percezione della realtà, forse troppo spesso perdiamo contatto con ciò che conta davvero nella vita. Poi, come diceva Enrico, qualcuno stacca la foglia. E lì rimettiamo i piedi a terra e facciamo i conti con la realtà, quella vera. Un qualcosa che va ben oltre le cose materiali. Ci ricordiamo, ad esempio, di quanto sia bello e importante stare a tavola cinque minuti in più con chi si vuole bene anziché correre via, di sdrammatizzare di fronte alle difficoltà, di affrontare i problemi per quelli che sono anziché ingigantirli. Sembrano cose così distanti, eppure è la normalità. Ma forse non siamo più abituati alle cose normali. Vedi, caro Davide, in questo giorno così triste, io sono sempre più convinto di ciò che voglio. Mi tocca correre troppo velocemente e competere come non vorrei. Purtroppo non l’ho scelto io, sono entrato in questo vortice. Ma spero di uscirci un giorno, così da potermi dedicare a ciò che amo davvero e vivere con le persone che davvero contano per me. Caro Davide, la tua scomparsa e le parole di Enrico mi accompagneranno a lungo.

Caro Davide, in questa triste domenica in cui il tuo mondo ha deciso in maniera unanime di fermarsi, io mi sono messo a scrivere. Non lo facevo da tempo. Ho due ricordi che mi legano a te: un fantacalcio vinto (anche se devo ammettere che non eri una prima scelta) e un incontro ravvicinato che non dimenticherò. Ottobre 2014, Stadio Marassi, Genova: un Sampdoria-Roma finito zero a zero. Scesi negli spogliatoi a fine partita e a un certo punto, mentre passasti dalla mix zone, abbracciasti il giornalista di Premium Sport Claudio Raimondi. Quel gesto mi intenerì e mi diede la conferma definitiva che nonostante i messaggi che certe volte passano in tv, giornalisti e calciatori possono essere anche molto amici. Magari per tanti è scontato ma per me, che ho sempre sognato di fare il giornalista sportivo, non lo era poi così tanto.

Caro Davide, le parole si sprecano per te. Oggi il mondo è sempre più social e le mie bacheche sono piene. Firenze piange, così come piange l’Italia del calcio. Oggi si vota ma francamente a me non frega nulla. O meglio, tutto è passato in secondo piano in un giorno così. Avevo bisogno di scriverti, salutarti, dirti un grazie. Passiamo la vita a correre e competere, cerchiamo il nostro gol personale. Ha ragione Enrico. Quella foglia staccata però fa un male enorme. Ci tenevo a dirtelo. Ciao Davide, ci mancherai!