Oggi sono eroi. Ma la sanità italiana ha perso 37 miliardi in 10 anni

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Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”. È lo striscione bellissimo e denso di significato srotolato dall’equipe di medici e infermieri sbarcati a Malpensa dalla Cina per fronteggiare l’emergenza Covid19. Un mantra che dovremmo far nostro. Oggi è  corsa al posto letto, alla solidarietà, ai respiratori, alle mascherine. In sintesi, è una corsa contro il tempo. Il Presidente del Consiglio Conte ha definitivo il Coronavirus “un’emergenza mai conosciuta dal dopoguerra a oggi”. Non si sbaglia. Una tragedia per numero di vittime e contagiati, un disastro dal punto di vista economico, una prova durissima per il sistema sanitario italiano. Un sistema composto da quelli che tutti noi oggi chiamano eroi. Quei medici, quegli infermieri e quel personale sanitario che negli ospedali italiani combatte una vera e propria guerra contro un virus silenzioso, che non guarda in faccia a nessuno e che ha portato via già tante, troppe persone. Gli anziani, che sono uno straordinario patrimonio di sapere oltre che volano prezioso nel tramandare conoscenze, esperienze, modi di vivere. I giovani, vittime inconsapevoli di quella che inizialmente era definitiva da molti poco più di un’influenza salvo poi trasformarsi in breve tempo in una pandemia. Un virus che ha portato via anche i nostri medici, che nel tentativo di salvare le nostre vite, hanno perso le loro.

Eccoli gli eroi. Quelli a cui ci affidiamo quando il destino ci mette di fronte a ostacoli che sembrano insormontabili ma che tante volte riusciamo ad aggirare grazie a loro. Sono quelli che il mondo c’invidia. Si perché il know how della medicina italiana, anche quello, è apprezzato e invidiato in tutto il mondo. Tranne da noi, perché “Nemo propheta in patria” è sempre vero. È vero, ad esempio, che i nostri ricercatori sono costretti a lasciare l’Italia perché navigano nel mare in tempesta del precariato salvo poi diventare delle eccellenze fuori dal Belpaese. Ma non lo scopriamo certo oggi. Così com’è vero che negli ultimi 10 anni la sanità italiana ha avuto 37 miliardi in meno, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla Sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica. I dati sono dettagliati nel report 7/2019 della Fondazione Gimbe. In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%).

Volendo semplificare ed evidenziare il dato più triste e attuale, basti pensare che la metà dei 37 miliardi in meno alla sanità nel decennio 2010/2019 riguarda proprio quel personale sanitario di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno. E lo rimpolpiamo richiamando medici in pensione, buttando nella mischia ragazzi che fino a ieri erano nell’aula di un’Università o con una call disperata rivolta a 300 medici. Onore a loro, a tutti loro. Siamo il Paese in cui si parla tanto di prevenzione e oggi facciamo i conti con una gestione superficiale e sciagurata delle risorse destinate a una sanità che lavora per il nostro bene più prezioso: la vita. Oggi li ringraziamo con applausi dai balconi e striscioni fuori dagli ospedali mentre si cercano disperatamente posti letto. A proposito: in Italia abbiamo 3,2 posti letto per mille abitanti. La Francia ne ha 6, la Germania 8. Ricordiamocelo quando tutto sarà finito.