Buffon, De Boer, Sarri: l’Italia che non ha equilibrio

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Equilibrio. Una parola di cui si fa un uso sconsiderato. Probabilmente però, non tutti ne hanno chiaro il reale significato, al punto che resta un concetto teorico non applicato alla realtà. Gianluigi Buffon, Frank De Boer, Maurizio Sarri: cos’hanno in comune questi tre uomini di calcio? La stretta attualità, per motivi diversi, li ha riposti sul banco degli imputati. Per motivi diversi, certo, ma si è persa un’altra occasione per ristabilire un equilibrio necessario per chi fa informazione. Per carità, la critica è sacrosanta. Ma andare oltre significa mancare di rispetto a professionisti che sono prima di tutto uomini. Spesso si è detto che il nostro è un calcio che non ha tempo, che non aspetta, che non ha pazienza. E’ una brutta verità che disturba quel poco di genuinità che è rimasta in questo sport. La stretta attualità ci consegna tre casi che devono farci riflettere su questa fretta di imbastire un plotone di esecuzione che fa solo male al calcio, al dibattito, al confronto e all’informazione.

GIGI BUFFONNella mix zone di Lione-Juventus, dopo l’ennesima prova super e intervistato da Premium Sport, si è visto un Buffon come forse mai visto prima. Adirato, nervoso, disturbato. E’ l’atteggiamento di chi, dopo un paio di errori, era stato prontamente etichettato come “finito”. Un’esagerazione per una leggenda vivente. Un uomo che rimpiangeremo tante il giorno in cui dirà addio al calcio. Riportare gli errori fa parte della cronaca, esasperarli è invece una becera esagerazione. Gigi è umano e quegli errori ce lo ricordano solamente. Sono scivoloni che ci stanno in una carriera in cui se ne sono visti pochissimi. E a lui si può perdonare tutto, perché oltre ad essere il campione che tutti riconoscono, è un uomo vero e sincero. Analisi lucide, autocritiche, esternazioni positive e spunti di riflessione sempre estremamente interessanti. Ai microfoni si è sempre presentato così. Dopo la sfida di Champions era irriconoscibile. Qualche detrattore dovrà chiedergli scusa. E anche in fretta.

Frank De Boer (foto Uefa)
Frank De Boer (foto Uefa)

FRANK DE BOER – E’ arrivato in Italia ad una settimana dall’inizio del campionato. In quei pochi giorni ha dovuto: conoscere i suoi nuovi giocatori, prendere le misure a una rosa non allestita da lui, imparare qualche parola d’italiano, capire dove si trovava. Nel giro di un paio di settimane aveva già i fucili contro. Il buon Frank è un altro esempio della totale assenza di equilibrio nel nostro calcio. Un olandese catapultato a Milano nel giro di qualche ora. Quale essere umano non sarebbe disorientato in una simile situazione? Oggi i processi al tecnico nerazzurro continuano. Ingiustamente. Perché è sacrosanto dare del tempo a chi si è trovato a lavorare in tali condizioni con tanta velocità. A questo vanno aggiunte le beghe che spesso vengono a crearsi in casa Inter (vedi caso Icardi) e la mancanza di una lingua ufficiale nello spogliatoio. Diventerà un grande allenatore.

Maurizio Sarri (foto SportMediaset)
Maurizio Sarri (foto SportMediaset)

MAURIZIO SARRI –  Fino a un paio di settimane fa era il nuovo profeta del nostro calcio. Sono bastate due sconfitte per far affiorare la solita, ingiustificata ingenerosità. Ha perso un uomo da 36 gol nello scorso mercato e senza fiatare. Tre mesi dopo, ha perso il suo sostituto, Milik, che aveva avuto un impatto positivamente inaspettato nel nostro campionato. Eppure con Sarri si è andati oltre le normali critiche, nonostante un ottimo inizio in Champions e un campionato che è solo agli albori. Si è provato a metterlo contro De Laurentis, contro Gabbiadini, a tratti anche contro la piazza. Di lui se ne sono dette tante: uomo umile, gavetta lunga, meritocratico, meticoloso, tattico, rivoluzionario. Tutto ridimensionato. All’insegna di un equilibrio che proprio non vogliamo far nostro. Forse un giorno impareremo. Forse.