Buenos Aires centro del mondo. La storia del Boca Juniors passa da Muro Lucano

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Esattamente 11.267. Tanti sono i chilometri che dividono Muro Lucano – cittadina della Basilicata Nord-Occidentale – da Buenos Aires, capitale dell’Argentina. C’è però un filo sottile che unisce questi luoghi così diversi e così lontani. Un filo che orgogliosamente diventa contorno di uno sport come il calcio, di una passione, di una partita attesissima. La sfida in questione è un appuntamento straordinario con la storia del fútbol: sabato 10 novembre, Stadio La Bombonera, primo atto della finale di Coppa Libertadores tra Boca Juniors e River Plate. Una prima volta in assoluto dopo 371 derby ma anche l’ultima, visto che la doppia finale non esisterà più. Il periodico britannico “The Observer” l’ha definita una delle 50 cose da vedere prima di morire. Esagerato o no, è senza dubbio uno spettacolo assoluto, un trionfo di colori e suoni, un concentrato di passione e storia, brivido e pathos.

Eccola Buenos Aires, imponente e bellissima, divisa  dal Riachuelo (il fiume della città) e dal calcio.  In questa giornata senza precedenti è tempo di tornare indietro nel tempo. Una delle due squadre che si contenderanno la Champions League del Sud America, il Club Atlètico Boca Juniors, ha lanciato grandi campioni, tra cui il più grande di tutti, quel Diego Armando Maradona che ha incantato Napoli e il mondo, che ha avuto e ha tuttora un significato sociale e sociologico sotto il Vesuvio, che ha lasciato il segno anche nel gergo dello sport più amato. Quel club, il Boca Juniors appunto, fu fondato il 3 aprile 1905 da un gruppo di sei adolescenti italo-argentini a La Boca, quartiere di Buenos Aires: Alfredo Scarpatti, Santiago Pedro Sana, Esteban Baglietto e i fratelli Juan e Teodoro Farenga. Tenete a mente questo cognome.

La casa di Esteban Baglietto è stata il primo quartier generale del club ma c’era troppa euforia tra quelle mura e così il padre decise di cacciarli. La “sede” diventò una panchina a Plaza Solís. Francisco Pablo Farenga, padre di Juan e Teodoro, di professione falegname, nato a Muro Lucano nel 1848 ed emigrato nel 1860 a Buenos Aires a soli 12 anni, costruì le prime porte di legno di quell’improbabile campo di calcio nel quale si sarebbero allenati gli antenati dei campioni mondiali del Boca Juniors. Nella storia del club di Buenos Aires c’è anche un po’ di Basilicata. La storia della famiglia Farenga, partita da Muro Lucano nella seconda metà dell’Ottocento per cercare fortuna oltreoceano, s’intreccia con quella di uno dei club più gloriosi al mondo.

L’Argentina vive il calcio con la stessa sacralità con cui si vive in Italia. E allora eccolo il Super Classico, quello più atteso, il più importante, il più adrenalinico. Quello che, vada come vada, resterà scritto negli annali del calcio. La storia non si cancella: 11.267 km e quel filo che unisce Muro Lucano a Buenos Aires. Per due notti non sarà poi così sottile.