“La Basilicata è un posto di merda”. Quando il petrolio è danno e beffa

Uno studente chiede un incontro al Responsabile della Comunicazione di Total per una tesina sull’impatto del petrolio in Basilicata. La beffa di chi ha un lavoro nella regione che molti lasciano perchè un lavoro non ce l'hanno

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“La Basilicata è una regione che sopravvive. Anche perché vivere in questo posto di merda… Io sono nato qua. Me ne voglio scappà e mi ci hanno rimandato per lavorà. Quindi insomma, per me la chiuderei proprio la Basilicata”. Parole e musica (si fa per dire) di Massimo Dapoto, responsabile della comunicazione della Total E&P Italia, pronta a estrarre 50.000 barili di petrolio al giorno in Val d’Agri, nel miliardario affaire “Tempa Rossa”. Tutto è successo lo scorso 22 dicembre: Stefano Lorusso Salvatore, studente presso la scuola di giornalismo di Lille, chiede un incontro a Dapoto per elaborare una tesina sull’impatto del petrolio in Basilicata. Il ragazzo ha registrato la conversazione e tutto è venuto fuori qualche giorno fa. A riportarlo è Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Thomas Mackinson.

Chiaramente, da buon aziendalista, il buon Dapoto ha elencato in serie tutti i successi e le “opere di bene” realizzate in e per la Basilicata: il sostegno alla protezione della rara cicogna nera nel Parco di Gallipoli Cognato;  un finanziamento di 600mila euro dal 2010 per “attività di welfare” nei comuni di Corleto Perticara, Gorgoglione e Guardia Perticara. Ma non finisce qui: ci sono le royalties, l’educazione ambientale nelle scuole e i finanziamenti di attività culturali.

Peccato però, che il Dapoto, da buon comunicatore, non riesca a spiegare il perché della terribile povertà di quella che i media hanno ribattezzato “Il Texas d’Italia”, visto che la Basilicata ha in sé la più grande piattaforma petrolifera sulla terra ferma d’Europa. Sempre il signor Dapoto, non illumina i lucani a nome dell’azienda che rappresenta, su quanto dimostrato da un’indagine del CNR (Centro Nazionale di Ricerca). Ventinove ricercatori hanno firmato lo studio più importante sul Centro Oli di Viggiano: tra i lucani e gli abitanti di Viggiano e Grumento Nova “la mortalità e i ricoveri ospedalieri tra il 2000 e il 2014 sono superiori alla media regionale” e “all’aumentare dell’esposizione alle emissioni del Centro Oli aumenta il rischio di morte e/o di ricovero”. Il Signor Dapoto, sempre lui, non spiega come sia possibile che a fronte di estrazioni selvagge a suon di milioni di euro e con il supporto di istituzioni “accomodanti”, la Basilicata sia una delle regioni più povere d’Italia secondo i dati Istat. Certo non c’è solo il petrolio, ma per numeri e cifre è un tema che darebbe risposte sufficienti.

Dichiarazioni che giungono da chi le radici le ha proprio in Basilicata ma evidentemente le rinnega. E non è reato, per carità. Come non è reato esprimere un’opinione, lo dice l’articolo 32 della nostra Costituzione: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Peccato però, che quelle parole siano state pronunciate da chi di mestiere fa il comunicatore. Sono scivoloni non permessi in questa professione, al massimo tali epiteti possono essere pronunciati tra le mura di casa propria.

Su queste pagine si era già parlato di petrolio: prima in riferimento alle parole di Marcello Sorgi, che definiva la Basilicata “terra desolante dove si vive bene con mucche e galline”; poi grazie a Pinuccio, l’inviato di Striscia la Notizia che lanciava un allarme sull’apatìa di un popolo che non difende il suo territorio. Ma anche per l’enorme paradosso di una regione che arricchisce le multinazionali del petrolio e impoverisce i suoi abitanti. Questo però è un caso diverso. Sono insulti che vanno contro l’etica professionale di chi le ha pronunciate e contro una regione che deve già fare i conti con mille problemi, tra cui proprio quelli legati alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente, minacciata delle estrazioni petrolifere. Le parole di Dapoto sono un’autentica beffa: dallo stesso posto di merda che a lui dà un lavoro, migliaia di ragazzi hanno fatto le valigie perché un lavoro non ce l’avevano.

Lo studente, dopo aver ascoltato e registrato le parole del responsabile della comunicazione di Total, ha scritto al Presidente della Regione Marcello Pittella per informarlo dell’accaduto. Per evitare ulteriori beffe, si spera che il Presidente non risponda all’appello del ragazzo. E questo non perché lo studente non lo meriti, tutt’altro, al contrario la sua denuncia è encomiabile. Lo sarebbe semplicemente perché il silenzio  sarebbe l’azione più coerente che la politica lucana possa fare, in perfetta continuità con le tante domande senza risposta con cui i lucani fanno i conti da anni.