Basilicata, lì dove il petrolio macchia le coscienze

Cifre e contraddizioni delle estrazioni in Basilicata: dalle royalty alla pessima qualità di strade, infrastrutture e servizi.

0
698
Il Centro Oli di Viggiano (foto Corriere.it)

Basilicata e petrolio, un binomio consolidato che da anni fa discutere. E molto. Lo scossone provocato dal doppio filone  dell’inchiesta della magistratura di Potenza e che ha portato alle dimissioni del Ministro Guidi, è solo l’ultimo capitolo di una storia intricata. I lucani si dividono tra chi è favorevole alle estrazioni (pochi) e chi invece è contrario (tanti) a causa delle ripercussioni sulla salute, sull’ambiente e per una gestione delle risorse provenienti dalle royalty assolutamente discutibile.

IL PETROLIO IN CIFRE – Ventisette pozzi, 75.000 barili al giorno, royalty con aliquota al 7%. A Viggiano 20 dei 27 pozzi petroliferi e un paese di 3500 abitanti che è forse il più ricco d’Italia in una regione certamente povera, che si spopola, con un tasso di disoccupazione altissimo e un impatto sulla salute dei cittadini verso il quale troppo spesso si è agito con superficialità. Questi sono solo alcuni numeri che delineano un quadro assolutamente parziale di quel che gira intorno al petrolio in Basilicata. Dal 2001 al 2015 la regione ha incassato 1,3 miliardi di royalty. Una torta composta anche da altre fette che riguardano i sei Comuni dell’area estrattiva, vale a dire Calvello, Grumento Nova, Marsico Nuovo, Marsicovetere, Montemurro e Viggiano, ai quali sono andati circa 230 milioni di euro. Fiumi di denaro in una regione che nonostante tutto, ad oggi, è tra le più povere d’Italia.

La rabbia dei No Triv su un 6x3 a Potenza.
La rabbia dei No Triv su un 6×3 a Potenza.

BASILICATA INFELIX – Le modalità di estrazione di idrocarburi in Val d’Agri hanno sempre suscitato forti perplessità nei lucani. Già in un passato  molto recente, a fine 2015, si è assistito a scossoni giudiziari che hanno provocato i soliti avvisi di garanzia, quasi 50 indagati tra colletti bianchi, ex dirigenti dell’ARPAB, funzionari regionali e provinciali. Una situazione dunque ormai nota con il tema che è sempre lo stesso: lo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere. Va dato onore e merito ai comitati cittadini e alle associazioni sul territorio che hanno cercato di tenere vigile lo sguardo dei lucani sulla questione petrolio e, attraverso diverse iniziative, a mettere la politica lucana di fronte alle proprie responsabilità. Magari passando per matti agli occhi di alcuni. Un vero peccato per una Basilicata dalle innumerevoli risorse di natura storica, ambientale, agricola, gastronomica e mille altre ancora. Un patrimonio che potrebbe rappresentare il vero volano utile alla crescita socio-economica della regione che manca evidentemente di programmazione e razionalizzazione delle risorse disponibili.

Tratto Balvano-Vietri
I perenni lavori in corso sulle strade lucane

COSCIENZE NERO PETROLIO – Detto delle cifre, del grido di allarme lanciato da molti lucani, di indagini che non sono nuove da queste parti, è bene basarsi sulla realtà. Potrebbe esistere una via di mezzo. I lucani, probabilmente, non sono contrari alle estrazioni per partito preso. Sono contrari alle estrazioni incontrollate e non curanti del diritto alla salute, della tutela del territorio e di una gestione scellerata delle risorse provenienti dalle royalty. Sono contrari ad una gestione priva di controllo e rispetto delle regole. Perché la valanga di denaro non è servita alla Basilicata per uscire dalle sabbie mobili della povertà, non è riuscita a favorire lo sviluppo e l’occupazione, non ha frenato l’emorragia dello spopolamento dei paesi. Oggi in Basilicata ci sono strade impercorribili e sulle quali si muore ancora  come la Potenza – Melfi. Non c’è un aeroporto, Matera non ha una stazione, non esiste l’alta velocità, l’infrastruttura tecnologica è carente, i servizi al cittadino sono sempre meno, le strutture scolastiche deficitarie, i trasporti ridicoli. E l’elenco sarebbe ancora lungo. Ecco perché non c’è solo il nero del petrolio in questa vicenda e in una regione dalle mille contraddizioni. In oltre venticinque anni di storia, gran parte della politica lucana ha acconsentito all’attività di estrazione idrocarburi a ridosso di centri abitati, sorgenti, aree a rischio frana e soprattutto a forte rischio sismico. Oppure, come il caso del centro Oli di Viggiano, a ridosso di un invaso come il Pertusillo, fondamentale e strategico allo stesso tempo. E’ per questo che le coscienze di molti non sono poi così pulite. Proprio come il petrolio in una regione dalle mille altre virtù che potenzialmente potrebbero renderla si ricca, ma anche un modello di gestione. Ma qui siamo nell’ordine dei sogni, la realtà ahinoi, è ben diversa.