Basilicata e petrolio, l’allarme di Pinuccio: dov’è il popolo?

L’inviato di Striscia la Notizia solleva la questione dell’immobilismo in Basilicata

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Continua a tenere banco la vicenda legata al Centro Olio di Viggiano e ai timori di contaminazione della Diga del Pertusillo. Non che il tema invada l’agenda setting dei media italiani ma fortunatamente c’è chi prova a tenere alta l’attenzione sulla delicatissima questione del petrolio in Basilicata. È il caso di Pinuccio, il simpatico inviato di Striscia la Notizia, che ormai spesso si affaccia in terra lucana – in particolare in Val d’Agri – per documentare lo stato dei fatti. Accompagnato dal fido Sabino, invisibile e pungente spalla, Pinuccio attraverso diversi servizi andati in onda sul Tg satirico di Antonio Ricci, ha denunciato alcune pratiche non proprio trasparenti legate al Centro Olio e all’assenza di un rigoroso quanto doveroso controllo di cui necessitano le operazioni di estrazione a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.

Sulle acclarate responsabilità della politica lucana come conseguenza dello stato di povertà della Basilicata a fronte dell’enorme quantità di “oro nero” estratto dalle terre lucane, si è discusso abbastanza e la realtà è incontrovertibile. L’alto tasso di disoccupazione, le infrastrutture da terzo mondo e l’isolamento, stridono fortemente con la ricchezza che il petrolio ha portato ad altri e non certamente alla regione. Una ricchezza che poteva e doveva essere di gran lunga superiore se solo non ci si fosse accontentati di un piatto di lenticchie, magari attuando una programmazione che prevedesse una ricchezza equamente distribuita per garantire alla Basilicata progresso, stabilità, certezze. Nel 2017, un solo treno al giorno ad alta velocità, non può essere certo motivo di vanto o soluzione all’isolamento. Svegliamoci.

Il servizio di Pinuccio a Viggiano (PZ) – (Video)

Ma c’è un aspetto rilevante in tutta questa vicenda. E lo sottolinea proprio Pinuccio in occasione di un’intervista rilasciata al Quotidiano della Basilicata e pubblicata sul profilo Facebook dell’inviato pugliese che denuncia “la solitudine di chi denuncia”. Ma cosa vuol dire? Quello che gli è balzato all’occhio nel corso della realizzazione dei suoi servizi è stata l’assenza dei cittadini. Pinuccio racconta al giornalista Leo Amato che “si aspettava le barricate in strada ma ha trovato completa solitudine, a parte qualche volenterosa associazione”. E fa un parallelismo con la vicina Puglia, dove il popolo si è mosso per fermare la realizzazione del gasdotto TAP e l’abbattimento degli ulivi.

Forse Pinuccio ha centrato un tema importante. La Basilicata ha bisogno di credere in sè stessa e valorizzare una volta per tutte le sue virtù. Per farlo però, non può essere spettatrice e assistere inerme di fronte a simili situazioni. L’immobilismo non paga di certo e mai come in questo momento è tempo di rimboccarsi le maniche favorendo il proliferarsi di associazioni a tutela e valorizzazione dei territori, partecipare attivamente alla vita pubblica, scendere in strada se è il caso. Non basta condividere le denunce sui social accompagnate da commenti banali e scontati ed è grave lasciare vuote le aule dove i comitati cittadini convocano assemblee pubbliche. Perché una realtà si mostra sana se partecipa in maniera attiva e democratica al dibattito quotidiano che riguarda il luogo in cui vive.  Basta alibi: la politica ha le sue enormi responsabilità ma un popolo dormiente rischia di essere complice di certe scellerate decisioni.