Bambini e detenuti: quel mondo a parte a noi sconosciuto

0
710

Un sabato di settembre, carcere di Bollate, hinterland milanese. L’appuntamento con la troupe delle Iene è qui. Motivo dell’incontro, un reportage sulla vita dei bambini figli di detenuti che andrà in onda a metà ottobre. Ci registriamo in guardiola e poi via all’ingresso, dove avvengono i controlli degli agenti. Gli sguardi persi, i bambini che fanno tante domande e che si intimidiscono di fronte alle telecamere. La loro dolcezza rende questo luogo meno amaro. Le mamme e il loro viso segnato dalla stanchezza e dalla sofferenza portano con sé borse piene di cibo che chiaramente vengono sottoposte a controlli al metal detector. Secondo step: la perquisizione. Da una parte gli uomini, dall’altra donne e bambini. Con i più piccoli chiaramente si usa il tatto: “giochiamo a fare il solletico”? Sono lì per abbracciare i papà che a causa dei loro reati si sono giocati la possibilità di vivere una delle cose più belle del mondo: veder crescere i propri figli. C’è Giulia, una bellissima bambina con le treccine che si intimidisce quando vede le telecamere ma che confessa: “sono venuta a giocare con papà”.

Si sale in ludoteca: qui i detenuti riabbracciano i propri bambini. Si mangia, si gioca, si parla. Grazie al lavoro dei volontari di Telefono Azzurro, tutto viene orchestrato per tutelare la sensibilità dei piccoli nelle tre fasi: l’arrivo e il controllo, la fase di permanenza all’interno della struttura e il distacco, la parte più difficile. Non si ha molto tempo: la ludoteca e il giardino esterno sono teatro d’amore tra genitori e piccoli che pagano gli errori commessi dai più grandi. La parte del leone la fanno le mogli/madri, nel difficile ruolo di mediatrici tra “il mondo di dentro” e “il mondo di fuori”. Donne alle prese con la necessità di crescere i figli da sole e di barcamenarsi nei meandri delle vie legali per riavere a casa un marito/padre.

Incontriamo Andrea (nome di fantasia), ha scontato 4 anni, gliene mancano 6. Inizia a parlare di sua figlia e si scioglie come un gelato al sole: “tornassi indietro non farei le cazzate che ho fatto. Ero troppo giovane. Lei mi manca tantissimo e mi chiede sempre quando torno a casa. Non ho avuto il coraggio di dirle dove sono ma secondo me lo ha capito da sola venendo qui più volte”.

Entrare in luoghi come questi apre le porte a un mondo a parte, sconosciuto ai più. Il mondo di chi ha sbagliato e non può tornare indietro, il mondo di chi aveva l’amore di creature meravigliose e oggi ce l’ha su appuntamento, finchè l’altoparlante non annuncia il fine visita che riporta alla vita reale. Il mondo di chi vorrebbe tornare indietro e non può, di chi torna a casa e ha una creatura a cui donare amore ma non ha un marito a cui far fare il padre. Un mondo che ti insegna che chi sbaglia paga e che toglie la cosa più importante che la vita ci dona: l’affetto delle persone.

Entrare lì dentro rappresenta un’esperienza che insegna tanto: su ogni cosa, quella di tutelare e tenerci strette le persone care. Perché anche nel “mondo di fuori” si possono perdere, senza necessariamente essere rinchiusi in una cella. E anche lì forse, non si può più tornare indietro. Usciamo fuori e ritroviamo Giulia. Non ha più il sorriso di quando è entrata. Qualche timido raggio di sole illumina Bollate, ma Giulia di sorridere proprio non ne vuol sapere.

 

Con Veronica Ruggero, inviata delle Iene