Re Carlo torna a San Siro: un abbraccio da brividi

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Sono giorni freddi a Milano. Spesso il termometro scende sotto lo zero, l’umidità ti entra dentro. In un sabato di gennaio però, in zona San Siro, la temperatura si alza in più di un’occasione. C’è Milan – Napoli, in 60.000 assiepano le tribune del Meazza. Non è una partita qualunque, in campo non ci sono solo due squadre che inseguono due obiettivi diversi. È una serata speciale, che sancisce un ritorno speciale. Eccolo Carlo Ancelotti. Un simbolo, un mostro sacro del nostro calcio. Lo dicono i numeri: 420 panchine rossonere, 160 presenze da giocatore, diciotto trofei complessivi di cui nove vinti con Gennaro Gattuso. Si, proprio lui. Siede sull’altra panca Ringhio, che ha sempre visto come un padre quel simpatico e pacato signore di Reggiolo. E basta leggere il suo libro, “Il Leader calmo”, per capire quanto sia impossibile non amarlo, lo testimoniano i più grandi campioni di questo sport. Solo in Germania non lo hanno capito ma qualcuno da quelle parti avrà guardato Milan – Napoli, avrà sentito l’effetto San Siro.

È il momento delle formazioni: fischi per tutti i giocatori del Napoli, lo speaker finisce la lista, è il suo momento. Il pubblico si alza in piedi, dagli altoparlanti fuoriesce il nome di battesimo, “Carlo”, il rimbombo è forte e si sente: Ancelotti! Il termometro schizza, uno sbalzo che fa venire i brividi. San Siro sentiva la mancanza di Re Carlo, dieci anni senza sono tanti. È un amore intramontabile, un rapporto viscerale perché Ancelotti, come per Gattuso, è stato un padre anche per tutti i tifosi. Di un padre ci si può fidare, è per questo che quando guardavi il suo Milan non avevi mai paura. Sapevi che a gestire quei campioni c’era un capofamiglia vero, uno che ti rendeva orgoglioso, uno che ti faceva divertire e vincere. Il suo è il sopracciglio più famoso del mondo, è la sua forma più spiccata di body language, è il termometro delle sue emozioni. E chissà le ondulazioni al momento del suo ingresso in campo, avrà fatto su e giù ripensando a quella storia intensa e bellissima.

Lo striscione dedicato a Carlo Ancelotti (Foto Corriere.it)

Il tempo scorre, passano i primi quarantacinque minuti. Il messaggio va rimarcato, la temperatura risale, giù lo striscione in Curva Sud: “Anni indelebili che hanno marchiato un’era, Carletto per sempre leggenda rossonera”.  Altri cori, altri applausi, altri brividi. La gara volge al termine, Ancelotti viene espulso, una rarità per lui. Ma gli si perdona tutto per la sua grandezza. Martedì l’appuntamento si ripete perché il ritorno nella Casa dei Trionfi non poteva che essere speciale: due volte in tre giorni a San Siro, prima il Campionato, poi la Coppa Italia. Le previsioni dicono che le temperature saranno ancora rigide. Chi cerca riparo, prendesse un biglietto per entrare allo stadio. Carlo sarà ancora lì, in cerca di un pass per le semifinali e di un altro abbraccio. Magari non in Germania ma qui, a Milano, farà meno freddo.